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19 set

Roma, picchiato in metro davanti alla madre: “Calci in testa per una sigaretta”

“Erano due. Quando ho detto loro di spegnere la sigaretta sono scattati. La gente è scappata. Hanno aggredito me e mia madre. Mi hanno preso a calci in testa. Calci forti, cattivi. Ma non importa di dire niente a quei due. Lo sai che c’è? Io sto soffrendo, sto veramente male, loro sono in carcere e pagheranno così. Io vorrei solo rimettermi, ho paura: come muovo la testa mi sento male, sto impazzendo. Vorrei solo stare meglio”. È in un letto del reparto neurochirurgia dell’Umberto I, Maurizio Di Francescantonio, il 37enne che domenica pomeriggio, insieme alla madre, è stato aggredito da due ventenni casertani pregiudicati.

I due, 24 e 26 anni, domenica pomeriggio, intorno alle 15.30, stavano lì, appoggiati a uno dei tubi di acciaio di un vagone della metro della linea B che stava per raggiungere la fermata piazza Bologna. Come niente fosse fumavano.

Maurizio Di Francescantonio, accompagnato dalla madre Elena, li guarda e poi dice: “Qui dentro non si può fumare”. “Che cazzo vuoi tu?” gli risponde uno dei due. Poi parte l’aggressione.

Intanto la metro arriva alla fermata di piazza Bologna, proprio mentre Maurizio finisce spintonato, vola un pugno che lo prende in faccia e poi casca in terra e viene preso a calci violenti e rabbiosi in testa.

Si aprono le porte. La gente scappa terrorizzata. Qualcuno avverte il capotreno, mentre i due continuano ad accanirsi contro il 37enne e anche sua madre Elena che è l’unica che tenta di fermarli e che viene presa a spintoni pure lei. Il capotreno allerta l’Atac, partono i soccorsi, c’è anche chi vede la scena dalle telecamere a circuito chiuso interne al treno. È un attimo e alla centrale operativa arriva la richiesta di soccorso. Parte un’ambulanza, interviene la polizia.

Maurizio intanto è a terra “non capivo più niente” ricorda dal suo letto d’ospedale dove sta sdraiato e sfinito, il capo bendato, mentre tenta di mettere insieme due parole biascicate e sofferenti. Viene aiutato da una delle poche persone che non è scappata terrorizzata.

Intanto i due aggressori si danno alla fuga. Il 118 arriva e soccorre Maurizio: ha subito la rottura della scatola cranica, verrà fuori dai successivi accertamenti, un trauma cranico e un’emorragia interna. Dovrà essere operato, ma rimane in osservazione per tutta la serata di domenica e di ieri. Verrà operato oggi dal professor Salvati.

Anche la madre rimane ferita, riporta contusioni un po’ ovunque e ne avrà per otto giorni. Passerà l’intero pomeriggio di domenica e tutto ieri nella sala d’attesa, il pronto soccorso dove è ricoverato il figlio e poi il reparto di neurochirurgia.

La polizia intanto inizia a parlare con i testimoni. Tutti descrivono con grande abbondanza di particolari i due. Li cercano nei dintorni. Finché non individuano due persone. Li fermano per un controllo. Chiedono loro i documenti. Uno si ribella, l’altro li insulta e tenta di scappare.

Viene subito bloccato

e tra parolacce e tentativi di divincolarsi vengono portati in commissariato. Qui la madre li riconosce. E così i due L.R. e A.S., di 24 e 26 anni, originari di Caserta, vengono arrestati.

L’accusa è pesante: tentativo di omicidio in concorso. Accusa aggravata dai futili motivi. A.S. viene denunciato anche per resistenza a pubblico ufficiale. Intanto le registrazioni delle telecamere dell’Atac sono già state messe a disposizione degli inquirenti.

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