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1 mar

Roma, poliziotto-eroe 21 anni fa, arrestato per un giro di patenti “sporche”

Un eroe. Un poliziotto che, 21 anni fa, restò ferito in un conflitto a fuoco a Ostia, per bloccare un assassino. Un pubblico amministratore. Ex consigliere comunale a Nettuno ed esponente del locale Nuovo centrodestra. Ma anche, secondo la procura di Velletri, un corruttore e truffatore, che faceva ottenere la patente ai propri clienti pagando mazzette a un funzionario della Motorizzazione civile capitolina e che lavorava nella sua autoscuola mentre in questura a Latina risultava in malattia. E proprio con tali accuse l’assistente capo di Ps, Mario Pitò, è stato arrestato e messo in carcere insieme al funzionario che avrebbe intascato denaro per chiudere gli occhi davanti a chi era affatto idoneo alla guida, il romano Antonio Pizzi.

L’inchiesta a carico dei due, portata avanti dal sostituto procuratore della Repubblica di Velletri, Giuseppina Corinaldesi, è stata avviata per caso. La squadra mobile di Latina stava indagando su un tentato omicidio compiuto ai danni di una romena, il 27 maggio 2015 a Latina Scalo, per cui è stato condannato, in primo grado, a otto anni di reclusione Gianfranco Simeone.

Intercettando quest’ultimo, gli investigatori scoprirono contatti tra Simeone a Pitò, poliziotto in servizio alla squadra volante del capoluogo pontino. Concentrandosi sul collega, gli uomini della Mobile si sono così convinti che il poliziotto sia amministratore di fatto delle autoscuole di Nettuno e Pomezia, che non a caso si chiamano “Autoscuola Pitò”. Gli investigatori, però, oltre a scoprire che tali attività sarebbero state portate avanti dal collega mentre era in malattia e che il collega avrebbe avuto debiti con la criminalità locale, hanno intercettato alcune conversazioni che li hanno portati a ipotizzare un “giro” di patenti “sporche” a Nettuno. In particolare, per la mobile il poliziotto avrebbe pagato 250 euro a Pizzi per ogni cliente a cui, seppure impreparato, far conseguire l’abilitazione alla guida.

Pitò: “Dobbiamo fare l’en plein”.

Pizzi: “Famo, famo”.

Ancora Pizzi: “Dammeli tutti dai…”

Pitò: “Se… ci devo pagare gli stipendi”.

Pizzi: “Ma perché a me non me li paghi gli stipendi?”.

Pitò: “Siamo andati bene”.

Infine Pitò parlando con la compagna: “Tutto fatto, tutto a posto”.

La compagna: “Com’è andata?”.

Pitò: “Malissimo guarda, nessuno è bono, nessuno è bono a guidà”.

La compagna: “Ma quanti ne ha promossi e quanti ne ha bocciati?”.

Pitò: “Ma non ha bocciato nessuno, che bocciava… però guarda me sta a venì il mal di stomaco a stacce in macchina con questi, il mal de stomaco”.

La compagna: “Nessuno è preparato, non sono in grado. Questi sono veramente dei pericoli per strada”.

Un quadro che ha portato il gip del Tribunale di Velletri, Gisberto Muscolo, a disporre sia per il poliziotto che per il funzionario della Motorizzazione la misura della custodia cautelare in carcere.

Pitò è il poliziotto

che circa 21 anni fa, a metà luglio del 1996, fece irruzione in un palazzo di via dei Panfili, dove un ex maresciallo dell’esercito, Pietro Mariani, al culmine di una lite per motivi futili, aveva ucciso l’amministratore di condominio e un’inquilina, Carlo Sivici e Silvana Settimi, barricandosi poi nel suo appartamento. Gli agenti sfondarono la porta e Pitò venne ferito da un colpo di pistola a una spalla prima che venisse colpito e ucciso l’ex maresciallo.

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