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2 feb

Roma, posta la foto della compagna nuda: il padre la vendica

I pianti disperati, la depressione che si affaccia a 16 anni. Nessuna voglia di uscire con gli amici né di andare a scuola. Fino a quando Lucia (il nome è di fantasia, ndr), vuota il sacco con i genitori. «A scuola c’è uno che mi chiama cagna, lo ha fatto dopo che gli è arrivata una mia foto intima via WhatsApp». Padre e madre non ci pensano su due volte. Non scelgono la strada della giustizia, preferiscono vendicarsi, dare una lezione a quello che la figlia ritiene essere il principale responsabile del fattaccio. Lo aspettano all’uscita dell’istituto, nel quartiere Casilino, e gli rifilano 4 ceffoni. Il 18enne non ci sta e li denuncia. Padre e madre di Lucia adesso sono alla sbarra, imputati di lesioni. A dibattimento però, di fronte al giudice, sta venendo a galla il retroscena, il motivo appunto che avrebbe spinto i genitori ad agire a metà novembre del 2013.

«Hai capito il motivo di questa aggressione?» chiede il pm Loredana Carrillo al ragazzo costituito parte civile nel processo. «Il padre mi ha schiaffeggiato perché la figlia le ha detto che la chiamavo cagna», la sua risposta. «Lei ha inviato una foto intima della ragazza a qualcuno via Whatsapp? » incalza l’accusa. «Si mi è capitato», ammette il ragazzo.

È successo che Lucia sia stata effettivamente vittima di cyberbullismo. La sua foto intima inviata ad un’amica sarebbe stata spedita al compagno di banco del fidanzato. A questo punto il ragazzo l’avrebbe mandata ad altri studenti della stessa classe. Infine lo scatto è diventato virale. Inserito nel gruppo Whatsapp della classe. Data in pasto a tutti gli alunni della quinta superiore sarebbe diventata oggetto di scherno, offese. La foto però avrebbe continuato a viaggiare attraverso il web, incontrollata. Prima Messenger e poi inserita dentro un blog. Gli insulti hanno poi travalicato i limiti del virtuale delle chat private fino ad arrivare al reale, le offese dirette, faccia a faccia: «Sei una cagna». E infine l’ingiuria scritta a caratteri cubitali in un muro vicino alla scuola. Non c’è stato bisogno di indicare il nome di Lucia accanto. Molti ormai tra gli studenti la insultavano. «Lei è a conoscenza della scritta comparsa fuori dalla scuola?» domanda il pm Carrillo. «Sì, è intervenuto il preside e ha fatto ripulire tutto », replica il ragazzo.

Un inferno per la 16enne.Tra i principali responsabili, seconda la ragazza, ci sarebbe appunto il compagno di banco del fidanzato. A lui la foto sarebbe arrivata, sostiene la minorenne, attraverso qualche amica a cui lei l’avrebbe precedentemente spedita. Non sarebbe quindi il 18enne, nella ricostruzione della studentessa, l’unico responsabile del fattaccio ma la persona che più di tutti avrebbe alimentato la diffusione della foto.

Sono sempre più frequenti i casi di cyberbullismo. E così a piazzale Clodio nelle aule di giustizia si discutono sempre più spesso episodi simili con vittime e imputati giovanissimi. È il caso di un 19enne che aveva ricevuto una foto senza veli da una 16enne. A gennaio del 2014, il ragazzo per vantarsi della conquista aveva fatto girare

lo scatto nudo della studentessa per tutta la scuola superiore frequentata dalla minorenne. Per questo motivo il giovane è indagato per detenzione, produzione e traffico di immagini pedopornografiche. Da quel giorno la vita della 16enne ( difesa dall’avvocato Aurelio Padovani) è precipitata. Bocciata, quello stesso anno, per aver smesso di frequentare l’istituto. L’adolescente è andata a vivere in un altro paese dell’Ue per concludere gli studi.

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