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1 mag

Roma, processo Mafia Capitale: “Carminati e soci colonizzarono Roma”

“Nessuna differenza sostanziale nella gestione degli appalti tra l’amministrazione Alemanno e quella Marino. Entrambi hanno usato procesure negoziate nell’88 per cento dei casi e soltanto nel 12% hanno fatto gare pubbliche”. La cinquantacinquesima udienza del maxi processo a Mafia capitale si è aperta con l’audizione dell’ingegner Maurizio Ciccone, il funzionario dell’Anac che nell’agosto del 2015 ha consegnato la sua relazione su quanto aveva scoperto nella pubblica amministrazione capitolina. La relazione di quasi 150 pagine è stata depositata ieri dai pubblici ministeri Luca Tescaroli e Paolo Ielo (da poco nominato aggiunto del pool reati contro la pubblica amministrazione). L’interrogatorio dell’ingegner Ciccone ha chiarito quella che è stata definita la “colonizzazione di Roma di Carminati e soci”.

Così, sotto le domande della pubblica accusa, il funzionario Anac ha snocciolato numeri, percetuali e dati che hanno dato l’immagine di una capitale al collasso, dove dirigenti e direttori della pubblica amministrazione, un esercito di 22mila persone, appaiono “disinvolti e spregiuiidicati nell’interpretazione delle norme”. Ovvero: le norme e i regolamenti c’erano e sono anche ben fatti ma il modo per raggirarli si è sempre riusciti a trovarlo. Come? “Con una sistematica assenza di controlli”, ha sostenuto ad esempio Ciccone. Il riferimento è all’elenco delle ditte inserito nei cervelloni del Comune a cui appaltare i lavori: ce ne sono cira 1.200 iscritte ma nessuna di queste ha mai esibito (né, di contro, gli è mai stato chiesto) un certificato antimafia o informazioni sulla società stessa. Non solo: su 15 municipi solo 6 hanno attinto a queste liste, ma in genere a prendere appalti erano sempre e solo le stesse. E questo da anni.

“Abbiamo scoperto assegnazioni che andavano avanti dal 1998 e prorogate di volta in volta senza nuovi bandi, fino ai giorni nostri”, ha spiegato Ciccone. Ad aver garantito la conquista facile della città anche “il ricorso sfrenato alla somma urgenza, alle gare negoziate, alle proproghe di contratti senza nuovi bandi e sempre agli stessi contraenti”. Un sistema paralizzato dalle solite ditte e società, la maggior parte delle quali, appunto, che ruotava attorno alle cooperative sociali di Buzzi e Carminati.

Alcuni numeri nell’aula bunker di Rebibbia cadono come macigni per la difesa degli imputati che tentano di dimostrare che “è vero, c’è dentro la 29 giugno, ma anche altre”. Così, ancora una volta emerge che Roma Capitale sforna ogni anno 8.000 procedure di gara per un valore di un miliardo e mezzo di euro. Di queste, l’Anac a campione ne ha analizzate 1.850 nel triennio 2012, 2013 e 2014 e nessuna era stata fatta con un bando pubblico. In soldoni, invece, alla gang di Buzzi e Carminati e alle cooperatie che ruotavano intorno all’affaire appalti il Campidoglio ha “regalato” tanti soldi sotto forma di lavori: 40 alla Eriches, 16 alla 29 giugno e 111milioni di euro alla Domus Caritatis.

L’ufficio da cui sono passati più milioni è sicuramente il X Dipartimento, quello che si occupa del verde pubblico. “Su 292 provvedimenti eseguiti nel 2014 – a spiegare questa volta è il secondo teste, Enza Caporale membro della commissione prefettizia che ha analizzato documenti, bandi e carteggi di tutti i 15 municipi della città – per 824 milioni di euro, tolti gli 804 per affidamento in house, ovvero ad Ama, tutti gli altri sono stati appaltati con gare negoziate, proroghe o affidamenti diretti”. La funzionaria passa poi al caso Ostia, unico municipio sciolto per mafia, riportando alcuni passi della relazione prefettizia che ha salvato Roma dal commissariamento, colpendo solo il X Municipio: la partita spiagge, i lavori affidati a Buzzi dall’ex presidente Pd, Andrea Tassone, per la pulizia di Capocotta e

per la manutenzione degli alberi.

Sono state due ore di audizione in cui la pubblica amministrazione ne esce con le ossa rotte: addirittura si parla di tentativi di annullare bandi da parte del direttore dell’Urbanistica, Paolo Cafaggi, quando la commissione aveva già aggiudicato tutto. Ma anche di gare in cui l’unica impresa che vi ha partecipato e che poi ha inesorabilmente vinto, era legata a doppio filo con la criminalità di Ostia, i Fasciani.

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