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22 feb

Roma, quel parco sul fiume con vista sulle vecchie industrie

Un Parco del Tevere lì dove il fiume incontra la vecchia Roma dell’industria, della struttura d’acciaio del Gazometro, proprio di fronte ai capannoni dei primi del Novecento della Mira Lanza poi trasformati alla fine degli anni Novanta nel teatro India, lo spazio della scena contemporanea più suggestivo della città. Tutto il lungofiume, la strada asfaltata che si prende girando a sinistra da via del Porto Fluviale, appena prima del Ponte di Ferro, e che porta fino al nuovo Ponte della Scienza, proprio tra il Gazometro e il teatro India, sarà bonificato e attrezzato, secondo un progetto di bando dell’VIII Municipio guidato dal minisindaco 5 Stelle Paolo Pace, e diventerà fruibile ai cittadini, lasciandosi alle spalle il degrado e l’abbandono.

Siamo nel cuore malato dei tesori dell’archeologia industriale romana. Davanti ecco il profilo del Ponte di ferro, in realtà il ponte dell’Industria, con le sue strutture metalliche. Ragnatele in ferro che si intrecciano e sotto, a sostenerle, secondo il costume dell’epoca, grandi colonne con capitelli decorati con profili a ferro di cavallo. È il mondo della Roma che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, si sveglia “moderna”. Il ponte fu costruito nel 1862 da una società belga. Serviva per far arrivare i treni della linea di Civitavecchia fino a Termini. E pensare che uscì dalle fabbriche in Inghilterra, fu trasferito a pezzi e rimontato tra un argine e l’altro del Tevere. Storie d’acciaio, storie operaie, storie di eccidi, come quello di dieci donne assassinate qui dai fascisti il 7 aprile del 1944. Chiedevano pane, trovarono il piombo dei proiettili.

A far decollare il quartiere industriale papa Pio IX aveva provato anche con il porto di Ripa Grande e l’arsenale, sulla destra del fiume. Ma è dopo che arrivano i “tesori”, che oggi aspettano ancora di essere rivalutati e riutilizzati del tutto. Come il vecchio gigante del Gazometro, eccolo qui svettare a sinistra, fatto alzare nel 1909 con lo Stabilimento del Gas. Si era pensato negli anni Novanta di farlo diventare un moderno museo della Scienza, poi però l’idea finì in un cassetto. E la Centrale Elettrica Montemartini del 1908? Adesso, perlomeno questa, è uno splendido museo, tra antiche statue e enormi ingranaggi. Una sorte diversa dai Mercati Generali di via Ostiense del 1922. Dovrebbe sorgerci la Città dei Giovani, ma gli otto ettari sono ancora un cantiere. E la vicina struttura dei “Mulini e Pastifici Biondi”? E’ stata trasformata in appartamenti.

Poi i mattoncini rossi, in stile inglese, degli ex stabilimenti della Mira Lanza, la fabbrica di saponi che li inaugurò nel 1918, dopo averli comprati dalla ditta “”Colla e Concimi”, classe 1899, e averli rimessi in sesto. Siamo dall’altra parte del fiume. Qui gli attori del Teatro India mettono in scena gli spettacoli della sperimentazione, tra i vecchi stabilimenti, anzi qual che resta, come chiese senza tetti, senza cupole, che fanno da contorno ai magazzini ristrutturati che ospitano le sale e i palcoscenici. Riuscirà il Parco, che dovrebbe nascere sulla strada lungo il fiume utilizzata dalle manifestazioni dell’Estate Romana, ma che per il resto dell’anno diventa terra di nessuno, a contribuire alla rinascita della Roma Industriale? Chissà. «A Londra hanno riconvertito il patrimonio industriale, ad esempio con la Tate Modern,

i tedeschi lo hanno fanno in una regione intera, la Ruhr», dice Giorgio Muratore, docente di storia di Architettura Contemporanea alla Sapienza: «Qui a Roma invece non si riesce nemmeno a recuperare lo spazio del porto fluviale. Anzi si assiste alla trasformazione del Consorzio Agrario in un condominio vergognoso. E per il Gazometro bisognerebbe riprendere l’idea del Museo della Scienza, un progetto che sarebbe anche il simbolo del recupero di tutta l’area».

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