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25 mag

Roma, Raggi scioglie cda dell’Ipa e nomina il commissario straordinario

Quello firmato oggi dalla sindaca è il terzo commissariamento per l’Ipa, l’Istituto di previdenza e assistenza per i dipendenti del comune. Con una nota ufficiale la sindaca ha sciolto in blocco il consiglio di amministrazione e nominato Fabio Serini commissario straordinario dell’ente per la durata di dodici mesi, prorogabile per un uguale periodo temporale. Al commissario dunque spetterà il compito di formulare una proposta di modifica complessiva dello Statuto, da sottoporre successivamente alla sindaca e agli organi deliberativi competenti del Campidoglio.

E dovrà inoltre essere individuata una nuova configurazione giuridica per l’Istituto, perché alcuni provvedimenti giurisdizionali hanno messo in dubbio la conformità all’ordinamento della qualificazione attuale: secondo tali pronunce, infatti, l’Ipa è uno strumento di interesse pubblico di Roma Capitale, che dunque può esercitare su di esso un potere di direzione e non gli si può riconoscere l’ autorganizzazione svincolata dalla volontà del Comune che lo ha istituito. “Con questa ordinanza proseguiamo in un percorso orientato a restituire certezza giuridica e trasparenza a tutti gli enti su cui il Campidoglio ha il compito di vigilare – sottolinea la sindaca Raggi – anche se dotati di autonomia gestionale e finanziaria come nel caso dell’Ipa”.

Ma il commissariamento non è che l’ultimo tassello di un complicatissimo puzzle su cui i magistrati non hanno mai smesso di indagare dal gennaio del 2012, quando scoppiò la prima bufera e l’allora sindaco Gianni Alemanno sostituì in blocco l’apparato dirigenziale. Dopo la procedura intervenne anche la Corte dei Conti per il sospetto di costi di bilancio gonfiati, stipendi raddoppiati e appalti sospetti. Per mesi gli ispettori verificarono voce per voce i servizi per assistenza medica, mutui agevolati ma anche pacchetti viaggio e consulenze.

Nelle indagini finirono 54 persone tra dirigenti e impiegati comunali i cui stipendi dal 2007 al 2011 risultarono raddoppiati. Nello specifico, i giudici avevano chiesto spiegazioni per le note di bilancio sugli stipendi che dai 457mila euro dirigenziali del 2007 era passata ai 628mila del 2008 fino ai 746mila del 2011. Ma non solo. Oltre gli stipendi furono contestate anche numerose delibere e i maxi bonus da oltre 500mila euro ricevuti tra marzo e ottobre del 2011. Si trattava di 372mila euro per i consiglieri e 82mila euro per i revisori. Circa 27mila euro a persona, bonus incassati per obiettivi

di bilancio, definizione degli aspetti informatici e programmi realizzativi. Uno sproposito anche per l’ex sindaco Alemanno che ad aprile del 2012 aveva quindi richiesto il commissariamento dell’intera dirigenza. Un atto voluto in seguito a una lunga serie di proteste interne che lamentavano la cattiva gestione. Eppure nonostante le indagini e le polemiche, con le nuove elezioni che si tennero una manciata di mesi dopo ben 6 dei 12 vecchi consiglieri furono rieletti.

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