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30 mag

Roma, rapinatori seriali di banche: 11 colpi in un anno. Tre arresti

Una rapina al mese per un anno. Eseguite tutte con la stessa tecnica: un complice a monitorare con un multiscanner sintonizzato sulle frequenze delle forze dell’ordine eventuali pattuglie in transito nella zona. Un altro un po’ defilato a fare da “palo”. Gli ultimi due, con parrucche, occhiali, scaldacollo e guanti, in attesa del direttore della banca che sotto la minaccia delle armi – sono stati trovati in possesso di due pistole Beretta, una calibro 9 e una calibro 7,65 – veniva immobilizzato.


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Le fascette ai polsi. Gli impiegati che via via arrivavano al lavoro, bloccati a loro volta con fascette strette ai polsi e rinchiusi tutti insieme in una stanza. E poi l’attesa dell’apertura a tempo delle casseforti, ripulite in un attimo. Ma per la banda di romani che ha terrorizzato gli istituti di credito della città per tutto il 2015, ieri sono scattate le manette.

Sono stati i carabinieri del comando provinciale di Roma a smantellare l’associazione per delinquere che ha realizzato, almeno per i furti accertati, un milione e mezzo di euro. Tre dei rapinatori sono romani, di 28, 51 e 53 anni, tutti con precedenti, e sono stati arrestati martedì mattina dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma su ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip su richiesta della procura. Il quarto componente della banda, un pregiudicato di Ladispoli, è indagato a piede libero e non è stato arrestato per le precarie condizioni di salute in cui versa.

La rapina di Vigna Stelluti. I tre romani erano stati già arrestati in flagranza di reato il 22 ottobre dello scorso anno mentre stavano per mettere a segno un colpo presso la filiale della banca Monte dei Paschi di Siena di via Pompeo Neri a Roma, in zona Vigna Stelluti.

Quel giorno, i tre rapinatori, da tempo sotto osservazione dai Carabinieri di via in Selci, dopo aver lasciato in strada uno scooter rubato con cui fuggire dopo la rapina, si erano appostati all’esterno della banca. Uno era rimasto fuori, a controllare. I carabinieri erano intervenuti dopo aver visto due di loro impugnare le pistole e mettersi le parrucche, i guanti, gli occhiali e gli scaldacollo per coprire bocca e naso, proprio nel momento in cui stava arrivando per l’apertura il direttore della filiale.

Il multiscanner. Dopo l’arresto, oltre alle due pistole, i criminali sono stati trovati con fascette in plastica, uguali a quelle utilizzate in altre rapine per immobilizzare gli impiegati della banca.

Il quarto bandito, di Ladispoli, è stato arrestato qualche giorno più tardi per responsabilità in concorso: era quello che ascoltava le comunicazioni radio delle forze di polizia e aveva il compito di riferire ai complici, attraverso cellulari che avevano questa unica funzione, la presenza di pattuglie in zona.

La cadenza mensile. Sono stati gli approfondimenti e le indagini successive alla cattura a dimostrare che erano proprio loro la “banda del buco” o meglio la “banda della fascetta”: tutte le rapine sono state infatti eseguite con lo stesso modus operandi e con cadenza mensile tra l’ottobre del 2014 e l’ottobre del 2015 in istituti quali la Banca Popolare di Civitavecchia di via Prati Fiscali, il Credito Cooperativo di via Indro Montanelli, la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza di via Sistina, la Banca del Fucino di via degli Scipioni, il Credito Valtellinese di via Orti della Farnesina, la Banca delle Marche di via Crescenzio, la Banca Monte Paschi di Siena di via Pasquale II, la Banca Credem di via Flaminia, la Banca Marche di via Antonio De Viti De Marco, la Banca

Popolare di Puglia e Basilicata di via Vitelleschi, la Banca Monte dei Paschi di Siena di via Pompeo Neri.

La terza Beretta. Un’altra pistola – un’altra Beretta 7.65 con 7 colpi nel serbatoio, provento di furto – oltre alle due sequestrate fuori dalla banca che tentavano di rapinare, è stata trovata dai militari nel corso dell’operazione, ben occultata in una fioriera dell’appartamento di S.M., residente in Corso Francia.

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