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13 nov

Roma, Riccardo Rossi al teatro Olimpico: “Ecco i miei cavallucci di Battaglia”



«Fino a una certa età si brinda all’amore, alle donne, alla nuova casa. Dopo i cinquanta, il cin cin è accompagnato solo da un malinconico: “Alla salute!” ». Riccardo Rossi, con un ghigno che sfocia subito nella risata fragorosa, contagiosa, parla dei suoi 54 anni. E di quelli degli spettatori che da domani al teatro Olimpico assisteranno a “Così Rossi che più Rossi non si può”. La mezza età è solo una delle stagioni toccate dal comico romano in questo suo nuovo show che raccoglie i personaggi chiave di venti anni di spettacoli teatrali, anche se il suo esordio avviene al cinema, nell’84, con College.

Un “the best of” sulla scia di Gigi Proietti e dei suoi “Cavalli di battaglia”. «Ma i miei sono “cavallucci ”», precisa Riccardo Rossi, riportandoci subito con ironia al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza che sta dietro e dentro le sue storie, come il film La prima volta di mia figlia interpretato e diretto al cinema. «Per me il teatro Olimpico è un palco speciale. A 14 anni vidi qui il mio primo concerto, di Angelo Branduardi, ti rendi conto? Prima ero andato solo a sentire la musica classica, portato da mia madre».

Scritto con Alberto Di Risio, che firma anche la regia, lo show contiene alcune gag che risalgono all’ossessione del “signor Rossi” per la lingua e le star anglosassoni. Ad esempio, l’esilarante esperienza dell’acquisto a Londra di un’agenda Filofax, del 2002, andato in porto nonostante il muro innalzato dalla commessa davanti alla pronuncia non perfettamente british dell’acquirente. Oppure, del 2003, la celebre querelle, con processo per plagio, tra Michael Jackson e Albano. Proviene invece dal canovaccio dello spettacolo del 2015 “That’s Life!” il «cavalluccio di battaglia» di “Io vedo”. Il ragazzo che nel 1993 in tv spadroneggiava sui bambini di “A tutto Disney”, ora è alle prese con la presbiopia. «Prima il mondo era tutto chiaro, limpido, cristallino. Piano piano le scritte diventano sempre più piccole, dai bugiardini delle medicine alle istruzioni per non far cuocere la pasta» annuncia Rossi. E perché non mettersi allora gli occhiali per leggere, ad esempio, le lettere tragicomiche arrivate all’inserto Salute di Repubblica?

«Le lenti? Giammai!», risponde Rossi, che sfida il passare degli anni con la sua faccia da

bambino buono, e cattivo al contempo, con riga da una parte e un elegante abito blu. «Da piccolo avrei voluto fare il musicista, mia madre invece voleva che facessi il fotoreporter come suo padre che ogni giorno, in abito blui, andava al Giornale d’Italia. E, invece del Conservatorio, mi ha fatto iscrivere al Classico. E ora eccomi qua». That’s Life!

Teatro Olimpico piazza Gentile da Fabriano 17, da domani al 20 novembre, ingressi da 15 a 35 euro tel. 06- 3265991

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