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12 dic

Roma, riciclaggio: arrestati il re Mida dei Giochi e Amedeo Laboccetta

UN FIUME di denaro, che sfiora i 300 milioni di euro euro, passato dalle società del gioco gestite da Francesco Corallo e finito all’estero. Tutto per sottrarlo al fisco e alle casse dello Stato.

Dodici gli indagati dalla procura di Roma che ha riaperto due anni fa un fascicolo avviato dai colleghi di Milano. Con Francesco Corallo, arrestato ai Caraibi, sono indagati Giancarlo e Sergio Tulliani, ex cognato ed ex suocero di Gianfranco Fini, e Amedeo Laboccetta, già parlamentare, coordinatore cittadino del Pdl a Napoli, anche lui arrestato. Nel novembre del 2011 era stato proprio quest’ultimo a opporsi al sequestro di un computer di Francesco Corallo, sostenendo che si trattava di un pc con materiali inerenti la sua attività di parlamentare.

INCHIESTA/ I DIECI PADRONI DEL GIOCO D’AZZARDO

Corallo, con un gruppo di manager italiani e stranieri e il fidato Laboccetta è indagato per associazione per delinquere, peculato e riciclaggio di 85 milioni di euro, ovvero i tributi dovuti dall’Atlantis world group of companies e della BPlus Giocolegale Ltd, aggiudicataria della gestione telematica dei giochi.

Cinquanta degli 85 milioni, tra il 2004 ed il 2007, e poi fino al 2014, sarebbero finiti verso conti correnti esteri olandesi, ed inglesi di altre società del gruppo Corallo e successivamente verso un conto corrente di società offshore acceso a Saint Maarten (Antille Olandesi), sempre di Francesco Corallo. Attraverso uno scambio di liquidità sarebbero poi spariti dall’Atlantis altri 150 milioni transitati via Gran Bretagna e Shanghai a Saint Maarten, Curaçao, Santa Lucia e reinvestiti in attività immobiliari a Saint Maarten.

Giancarlo Tulliani avrebbe messo a disposizione di Rudolf Baetsen, braccio destro di Corallo, due società offshore per poter far transitare i soldi destinati alle Antille.

Proprio Baetsen avrebbe finanziato l’acquisto dell’appartamento di Monaco, in boulevard Princesse Charlotte 14, già di proprietà di Alleanza Nazionale, rilevato da Giancarlo Tulliani e poi passato da una sua società a un’altra. Attraverso i conti di Giancarlo e anche di Sergio Tulliani sarebbe passato il denaro sottratto al fisco da Corallo: 2 milioni e 600 mila euro, hanno ricostruito i magistrati e i finanzieri.

L’indagine, coordinata dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Barbara Sargenti, sulla base delle indagini dello Scico, è arrivata al primo giro di boa davanti al gip Simonetta D’Alessandro,

nasce da una costola di quella sulla Bpm di Massimo Ponzellini, anche lui in affari con Corallo. Con il quale avrebbe messo in piedi una associazione dedita alla sistematica corruzione di quanti potessero influire sugli affari del ‘re Mida’ del gioco.

In Parlamento, Laboccetta, trovando sponda anche in Marco Milanese, avrebbe rappresentato la lobby Corallo al momento del rinnovo delle gare per le concessioni.

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