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27 lug

Roma, ritrovato Waus, il cane schapendoes olandese rubato insieme a un camper

È stato ritrovato mercoledì mattina, 27 luglio, Waus il cane di razza schapendoes che si trovava all’interno del camper dei loro padroni mentre questi erano andati a cena in un ristorante di San Giovanni il 17 luglio. Finito di cenare, dopo neanche un’ora, i due turisti olandesi, Wim de Kok e la moglie, erano tornati e non avevano più trovato il loro caravan. Con Waus dentro.

Facebook. Subito Giulia, compagna di Marteen, figlio dei de Kok, insieme a Marteen fa partire un tam tam su Facebook e su altri social, che realizza in breve migliaia di condivisioni. Ma del cane nessuna traccia. Vanno in tutti i canili romani, parlano con volontari e associazioni, cercano ovunque intorno a San Giovanni il loro Waus. Un paio di giorni più tardi la coppia rientra, con la morte nel cuore, a Groningen. Ma sul social il nome e le foto del cane continuano a girare vorticosamente.

“L’ago in un pagliaio“. “Nessuno pensava di ritrovarlo, certo non io” racconta oggi il padre di Giulia, Maurizio Gracceva. “Cercare un cane a Roma, una città di quattro milioni di abitanti è come cercare un ago in un pagliaio: poi lui abita in campagna, non è abituato alla città. Avevo pensato al peggio, sempre che il peggio non lo avessero messo in atto, e subito, i delinquenti che hanno rubato il camper”.

Nel parco. A inizio settimana, racconta la moglie Valeria Gracceva, “ho iniziato a ricevere telefonate (su Facebook era stato pubblicato il mio cellulare). In molti dicevano di aver visto un cane che somigliava a Waus intorno a Tor Tre Teste, dove si trova un parco, non molto lontano da un campo nomadi. Ma quel cane scappava, non si faceva prendere. Fino a che mercoledì una coppia che abita al Pigneto ci ha chiamato, dandoci un numero di microchip: il suo!”

Il bassotto. Stefano e Michela, questi i nomi delle due persone che hanno ritrovato Waus, erano andati a fare footing al parco di Tor Tre Teste. “A un certo punto Stefano vede questo cane tutto peloso, grigio e nero, con il collare e anche il guinzaglio penzoloni che cerca di attraversare la strada” racconta Maurizio. “Subito tutti e due si preoccupano, lo inseguono, cercano di fermarlo: lui li guarda, non si avvicina, ha paura, è tutto arruffato. Poi passa una persona con un bassottino al guinzaglio. Con il bassotto riescono a farlo avvicinare. Lo coccolano, lo accarezzano, decidono di portarlo a casa” continua Maurizio.

Il microchip. “Hanno cercato di capire, tastandolo, se fosse ferito, se gli fosse successo qualcosa: ma sembrava di no. Gli hanno dato da bere e da mangiare. E dopo aver soprattutto bevuto tantissimo si è accasciato, distrutto, e ha dormito tutta la notte. Il giorno dopo l’hanno portato dal veterinario. Che ha confermato: il cane non era ferito, nessuna macchina l’aveva investito, nessuno l’aveva picchiato. Ha trovato il microchip, ha capito che era olandese. Stefano e Michela si sono scritti il numero del microchip, sono tornati a casa. Pensavano di tenerlo, ma hanno cercato di capire se qualcuno lo stava cercando. E sui social hanno trovato il nostro cellulare e la storia di Waus. Ci hanno chiamato, ci hanno dato il numero di microchip, lo abbiamo trasmesso a nostra figlia e poco dopo la conferma: era lui!”.

“Cuore selvaggio”. E così giovedì mattina, alle 11, Stefano e Michela, “due eroi”, dice Maurizio, sono andati dai Gracceva con Waus: “Come dice Lula Pace Fortun in Cuore selvaggio: ‘È un mondo cattivo, senza pietà, che racchiude dentro di sè un cuore selvaggio’. Però a volte c’è anche la favola a lieto fine. Non avrei mai creduto di viverla questa favola, eppure… Che bello poter dire che mi è successo!”

La

lezione. E adesso? “Adesso i de Kok si stanno organizzando: Groningen è a 1750 chilometri da Roma, dovranno venire in macchina. E dunque per qualche giorno questo cane meraviglioso starà ancora con noi. Ha sette anni, è bellissimo, mansueto, dolce, socievole, con una voglia di vivere che mi ha commosso: immaginarlo a vagare per due settimane nell’orrore mi fa stare. Ma lui è riuscito a farcela. Una grande lezione”.

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