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6 nov

Roma, ronde antismog in Centro contro i bus. Spente le telecamere da 9 milioni

Ronde antismog contro i pullman turistici. Bestioni in sosta col motore acceso con l’odore dei gas di scarico che stordisce mentre le telecamere che dovrebbero immortalarne l’entrata nel centro sono impacchettate in buste nere dell’Ama. Nella giungla inquinata del I Municipio c’è chi non si arrende all’avanzata selvaggia dei pullman. E con pazienza e buona volontà, bussa ai vetri degli autisti invitando a spegnere il motore. Sono le ronde antismog quelle che un gruppo nutrito di residenti del centro storico organizza due o tre volte la settimana, ormai da due anni.

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Senza arrendersi all’arroganza di chi viola regole (gli autisti) e di chi le regole non le fa (l’amministrazione comunale) il “Comitato Civico 17” gira a piedi, da Caracalla al Palazzaccio (lato Lungotevere), da Colle Oppio allo stallo di viale Giulio Cesare, da piazza della Repubblica all’Aventino. Non senza rischi. Tanto che, più di una volta, uno del gruppo è stato minacciato dal un conducente che di spegnere il motore non voleva saperne: i suoi passeggeri sarebbero rientrati di lì a poco e dovevano trovare un ambiente confortevole grazie all’aria condizionata accesa. L’episodio, avvenuto due settimane fa, è stato denunciato alla sindaca Raggi con una missiva che è rimasta lettera morta. Così come inascoltate sono state petizioni e richieste di interventi fatti al prefetto Tronca e prima ancora all’assessore ai trasporti della giunta Marino.

“Siamo di fronte a una violazione del codice della strada – spiega Massimo Marnetto, uno dei soci del Comitato Civico 17 – l’articolo 157 vieta di tenere il motore acceso per alimentare l’aria condizionata, eppure nessuno, a parte noi, interviene alle violazioni e fa nulla per arginare una situazione di entrata e sosta selvaggia di questi pullman nel centro storico”.

I numeri di quanti sono autorizzati a entrare nel primo municipio sono impressionanti: hanno il permesso annuo in 1.200, ma giornalmente sono 500 quelli che passano tra i monumenti, si fermano, scaricano turisti e a motori accesi ne attendono il ritorno, dice la consigliera Pd del I Municipio Daniela Spinaci. A nulla sono valse, se non a sperperare denaro, le telecamere installate in ogni dove che avevano il compito di verificare il microchip di chi aveva il permesso di accesso. Nove milioni di euro – tanto è costata la realizzazione degli occhi elettronici – buttati al vento. Basta alzare gli occhi e tutte le telecamere per i bus turistici sono incappucciate in sacchi della spazzatura. E così nella logica perversa dell’occhio non vede e che non può catturare immagini neanche per sbaglio, essendo bardato da cellophane, i pullman entrano ed escono come vogliono.

“Sono due anni – spiega Daniela Spinaci – che lottiamo per arginare questo problema che ci sta veramente a cuore, a me come alla presidente Alfonsi. L’assessore Meleo ha annunciato una riduzione del 20% di pullman che è già qualcosa ma non basta. Abbiamo chiesto alla sindaca Raggi e anche all’assessore Muraro la rimozione degli stalli: nessuna risposta dal Campidoglio”. Eppure il problema dell’invasione selvaggia è molto sentito da chi abita e respira i gas di scarico aprendo la finestra.

“Non voglio neanche prendermela solo con gli autisti – spiega Stefania Marcon, una residente del Primo distretto – spesso alle tre del mattino sono scesa per portare loro un caffè visto che rumore e cattivo odore non mi facevano dormire.

Facendo le ronde antismog ho capito che oltre all’aria condizionata il motore lo tengono acceso per farsi il caffè dentro all’abitacolo o usare il bagno interno. Così ho provato a trovare un compromesso: un caffè in cambio di aria sana”.

Un rimedio fai da te encomiabile quello delle ronde antismog ma che non può essere la regola. Perché l’invasione selvaggia è un problema di decoro ma oramai, soprattuto, di salute pubblica.

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