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22 mag

Roma, “ruba” il gatto dei vicini e non lo restituisce. Il giudice la assolve

Aveva lasciato il gatto per qualche giorno nel cortile condominiale, all’interno di un recinto. Da un po’ di tempo la moglie era stata colpita da un’allergia e non poteva più convivere con quel felino, un micio bellissimo e bianco di nome Pongo. Una vicina di casa, però, dopo aver chiesto lumi sull’animale, sul perchè fosse stato lasciato lì, se l’è preso e incurante delle richieste di restituzione non lo ha dato indietro. La vicenda, però, non è finita così e la querelle è arrivata fino in tribunale, dove oggi c’è stata la sentenza. Il giudice della I sezione monocratica ha assolto la “gattara” per “particolare tenuità del fatto”. Il pm aveva aveva escluso la punibilità della donna proprio valutando il fatto di lieve entità.

La vicenda risale all’ottobre del 2009, mese nel quale la vittima è stato costretto, a causa della grave forma di rinite allergica che aveva colpito la moglie, a tenere per qualche giorno il gatto fuori casa, in una parte recintata e ben curata del giardino condominiale, in zona Val Melaina, continuando però ad accudirlo e a portargli regolarmente da mangiare. Una sera è stato avvicinato dall’imputata, che prima l’ha accusato di aver abbandonato l’animale e poi lo ha fatto sparire. La mattina seguente, infatti, la donna ha telefonato alla moglie del proprietario dicendo di aver preso il gatto per portarlo da un veterinario.

Nonostante le continue richieste di restituzione del gatto da parte dei proprietari, la “ladra” si è sempre rifiutata di restituirlo e di fornire qualunque notizia su dove effettivamente si trovasse, arrivando anche a chiedere una somma di danaro per accudimento l’animale. La vittima a quel punto, con l’assistenza degli avvocati Giuseppe Marazzita e Daniele Bocciolini, ha presentato due esposti: l’imputata, però, nonostante l’indagine e il processo non ha mai restituito il gatto al legittimo proprietario, e a tutt’oggi non è dato sapere che sorte abbia avuto il povero animale.

«Resto basito davanti a questa sentenza – ha dichiarato l’avvocato Daniele Bocciolini

– Già è assurdo che un animale venga tecnicamente considerato al pari di una “cosa”, un oggetto come qualsiasi altro. Ma in questo caso siamo al paradosso. Rubare un animale di proprietà è considerato un fatto di “particolare tenuità”, come rubare una mela! In sostanza non è reato. Si è pensato solo al valore economico senza considerare il valore affettivo che può avere un animale nella vita di una persona».

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