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14 ott

Roma, Saviano con i ragazzi senza diritti: “Recital sul mio libro per lo ius soli”

Questa sera alle 20, alla Feltrinelli della Galleria Sordi Roberto Saviano, o meglio, giovanissimi relatori presenteranno il suo ultimo libro “Baci feroci”.

Roberto, perché questa scelta?

«Voglio spostare la battaglia dello ius soli in libreria. Si tratta infatti di giovani lettori senza passaporto: la più importante battaglia per lo ius soli è mostrare che negando la cittadinanza a questi 800mila minori, nati e cresciuti in Italia, con una legge barbara, stiamo perdendo una cultura e dei talenti immensi. Voglio mostrare al pubblico il loro talento, voglio che li ascoltino in libreria, luogo di cultura».

Sei tornato a raccontare i bambini, “storie di chi è nato in una terra di assassini e assassinati”. Perché?

«Torno a raccontare di bambini perché questa è la seconda parte del ciclo della paranza dei bambini. Racconto di bambini che guardano l’adolescenza, i protagonisti hanno dai 10 anni ai 18 anni, perché sono la parte più vera del paese. Dei bambini che sparano nessuno parla e allora tocca a me».

Credi che i giovani che hanno scelto la legalità possano riuscire a dialogare con chi ha preso la strada del male?

«I giovani che hanno scelto la legalità spesso si sono trovati nella legalità, mentre quelli che hanno preso la strada del male, come la definisci giustamente, non ci si sono trovati sempre. Nel mio romanzo avrebbero potuto galleggiare nelle loro vite quotidiane scegliendo una strada onesta e quindi proprio nel caso di questi paranzini, che sono tutti figli di piccoli borghesi o lavoratori, quelle due parti possono dialogare, perché si riconoscono. Non sono affatto mondi diversi, hanno gli stessi valori: soldi e subito. Citando un rapper salernitano “se tu sei in alto non voli se tu sei sotto ci provi”. Gli stessi valori, danaro, ragazze o ragazzi, borse e scarpe le più costose possibili, vivere alla grande, fregandosene di qualsiasi limite tanto non c’è nient’altro da poter spremere in questo mondo ».

Quanta consapevolezza c’è nella loro scelta di vita?

«Credo sia totale. Anche quando arrivano a questa vita senza un ragionamento, per istinto, loro sono profondamente consapevoli che tutto ciò riguarda il bere costoso, il sedurre, il sentirsi potenti, con queste dinamiche di vittorie e di conquista, quasi di razzia».

Nascere in un contesto difficile aiuta a intrappolare il futuro e i sogni del bambino. Ci si può liberare da queste catene?

«È quasi impossibile liberarsene. La differenza tra un contesto difficile e un contesto agiato oggi non è nei valori ma è nel metodo. Nella serie Gomorra facciamo dire a Don Pietro che “so i soldi a fa’ l’ommo onesto” e in fondo è così. L’obiettivo è fare cassa, fare carriera, frequentare amici che ti fanno star bene e pugnalarli se ti è utile farlo, La regola è: fottitene, fotti tutti o sei fottuto».

L’omertà in certi ambienti è una delle prime regole. Nel tuo romanzo lo spieghi attraverso il bacio.

«Il bacio è un segno di omertà. Quando vengono arrestati i boss si baciano sulla bocca e ciò significa che rispetteranno la regola d’onore del silenzio, e la persona che scelgono di baciare, sarà quella eliminata in caso di tradimento.

Così è nella paranza dei bambini».

Quanto conta la non imputabilità dei minori di 14 anni nell’avviarli al mestiere del piccolo gangster?

«Non credo che la non punibilità sia un grande incentivo alle organizzazioni criminali. Il più grande incentivo è la disoccupazione, l’assenza assoluta di giustizia, la presenza di uno stato sempre più corrotto, sempre più allo sbando».

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