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10 mar

Roma, scarpe contraffatte dalla Cina: sequestrati 280 mila pezzi

Oltre 280mila calzature contraffatte di modelli prodotti di Nike e Adidas. È il bilancio del sequestro effettuato dai militari della Guardia di Finanza del comando provinciale Roma a conclusione di una vasta operazione in materia di contrasto alla contraffazione marchi che ha portato alla denuncia di 12 persone per i reati di associazione a delinquere transnazionale finalizzata alla contraffazione, commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

Il gruppo criminale era composto da soggetti di etnia cinese e magrebina e importava dalla Cina e commercializzava in tutta Italia ed in Europa di numerosi modelli di calzature contraffatte, la cui vendita avrebbe fruttato all’organizzazione, in uno solo anno, guadagni per oltre 1,2 milioni di euro. Le imitazioni finivano nei mercati e nei negozi della Capitale, in altre attività commerciali/grossisti del sud Italia e a Valencia, in Spagna. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno permesso di individuare tutti i componenti del gruppo, tra cui 10 soggetti cinesi coordinati da una nonna asiatica di oltre 60 anni e dal nipote, un giovane trentenne con cittadinanza italiana. Inoltre, sono stati individuati altri due soggetti magrebini impegnati ogni giorno a rifornire gli affollati mercati della Tuscolana e della Garbatella, tutti denunciati alla competente Procura della Repubblica di Roma per i reati di contraffazione, commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

Le calzature, prodotte a Wenzhou, in Cina, arrivavano a Roma direttamente dalle fabbriche cinesi attraverso spedizioni commerciali che transitavano per l’area merci dell’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino o presso il porto di Rotterdam, in Olanda. Tutte le scarpe contraffatte, trasportate in containers, venivano abilmente nascoste da un carico di copertura, ovvero normalissime scarpe da tennis, per poi essere stoccate all’interno di magazzini occulti situati sempre a Roma, in zona

Prenestina.

Da qui, parte della merce restava a Roma e parte ripartiva per essere venduta in altre città italiane, tra cui Milano, Torino, Bari, Napoli, Bologna, Palermo, Catania, Lecce, Cagliari, Pisa, Padova e Alessandria. L’inchiesta ha inoltre accertato l’esistenza di un altro gruppo di soggetti cinesi ubicati a Valencia, dove le autorità spagnole hanno sequestrato ulteriori 5.000 calzature contraffatte spedite da Roma e arrestato i due responsabili.

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