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16 set

Roma, Scola com’era: al museo Bilotti foto, disegni, ritratti e video

«Giovanotto…carta, calamaio e penna, su avanti scriviamo!». C’è anche lei, la famigerata lettera dei fratelli Capone in “Toto, Peppino e la malaffemmina”, in questo viaggio nel mondo di Ettore Scola che il museo Carlo Bilotti, nel cuore di Villa Borghese, celebra con una mostra fino all’8 gennaio. “Piacere, Ettore Scola” è un viaggio tra cimeli, memorabilia, locandine di film, dischi, premi, interviste e disegni. Tanti disegni che raccontano la vita del regista, scomparso lo scorso gennaio, iniziata professionalmente nella rivista satirica “Il Marc’Aurelio. È il ‘48 e questo bisettimanale è la palestra per un gruppo di giovani che faranno grande il cinema italiano: da lì passano Fellini, Steno, Monicelli, Maccari, Age, Scarpelli e Marchesi.

Proprio uno schizzo a matita di una di quelle riunioni di redazione, immerse nel fumo di sigarette, apre l’esposizione. «All’inizio non disegnavo – ha raccontato il regista ai due curatori della mostra Marco Dionisi e Nevio Pascalis – portavo solo battute che venivano votate. Se approvate mi pagavano. Così ho cominciato a fare i primi soldi». È’ la moglie Gigliola a rammentare quando Scola fu incaricato dall’allora presidente dell’Eni, Enrico Mattei, di creare una frase a effetto da piazzare accanto al logo del “cane a sei zampe”: «Gli diedero una cifra spropositata, un milione di lire. Era il ‘49. Ed Ettore non si capacitava…” Tutti questi soldi?”».

Il passaggio da disegnatore a sceneggiatore è breve. «Mio padre amava scrivere – spiega la figlia Silvia – seduto a tavolino creava i personaggi, li scarabocchiava sui fogli, poi appallottolava tutto e li buttava». E così ecco che a ricordare quel periodo c’è il ciak di un “Americano a Roma” di Steno con Alberto Sordi di cui sarà amico fraterno per tutta la vita: «La persona al mondo che mi fa più ridere ». E ci sono le foto di scena del “Sorpasso” con Gassman e Trintignant. «Ho fatto un film che terminava in tragedia – raccontava Scola e Cecchi Gori che lo produceva era terrorizzato di quel finale: non voleva ci fosse la morte in un film comico. Così mi disse: se domani piove torniamo a Roma e non facciamo morire nessuno. Io telefonai al colonnello Bernacca che mi rassicurò: non preoccuparti domani splende il sole».

La regia arriverà più tardi. C’è la

macchinina in legno de “La famiglia” a immortalare questa nuova stagione. «Abbiamo voluto fare una mostra che non fosse né radicalchic nè ad effetti speciali, ma che rappresentasse l’essenza di Scola», raccontano i curatori. «Quando siamo andati a chiedergli di lavorare a una mostra su di lui ci disse subito di no, convinto che non avrebbe interessato nessuno». Ed ora “Piacere Ettore Scola”, la chiede Milano e la vuole Parigi.

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