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25 mag

Roma, scooterista morto al Muro Torto: riaperta l’inchiesta

Si riapre l’inchiesta sulla morte di Riccardo Patrignani, il giovane scooterista vittima di un incidente avvenuto un anno fa sul Muro Toro. Nuove testimonianze e un dossier degli investigatori privati incaricati dai genitori del 34enne medico dell’Umberto I hanno dato rimesso in moto l’indagine.

A decidere i nuovi accertamenti tecnici, alla luce dei nuovi elementi emersi, è stata il gip Elisabetta Pierazzi che ha rigettato la richiesta di archiviazione del pm Roberto Felici per Stefano Moro, il conducente del furgone noleggiato dalla Hertz che il pomeriggio del 7 aprile di un anno fa rimase coinvolto nell’incidente sul Muro Torto (altezza Galoppatoio) costato la vita al trentenne anestesista del Policlinico Umberto I.

Nel dispositivo del gip Pierazzi – che accoglie l’opposizione presentata da Carlo Patrignani, il padre del giovane, (tramite i legali Pino Ioppolo e Giuseppe Gianzi) – vengono disposti una serie di accertamenti tecnici. Una consulenza dinamico-cinematica dovrà “fornire maggiori elementi sulla dinamica dell’incidente che terrà conto anche delle condizioni e delle tracce riportate dai mezzi coinvolti”.

Altri punti di approfondimento riguardano: la velocità, le posizioni del furgone e dello scooter dopo lo schianto. Per questa ragione il gip ha espressamente richiesto che vengano “esaminati i dati sul cronotachimetro eventualmente installato sul furgone, così come la presenza di eventuali impianti Gps con registrazioni”. In questo modo gli inquirenti potrebbero ricostruire il tracciato satellitare del furgone.

Ma oltre ai rilievi tecnici diventa fondamentale lo scontro tra testimoni. In particolare la dichiarazione resa da un’avvocatessa che quel giorno si trovava a transitare sul Muro Torto e che confermerebbe che il furgone avrebbe colpito in pieno lo scooter immettendosi dalla rampa pinciana senza rispettare lo stop. Una versione che contrasta con quella di due coniugi, fatta sei-sette giorni dopo l’incidente ai vigili del II comando dei Parioli, e che, invece, scagionerebbe l’autista del furgone.

“Proprio le diverse ricostruzioni della dinamica dell’incidente dei vari testi oculari avrebbe imposto una più approfondita indagine – spiega Carlo Patrigniani, il padre della vittima – Invece non è stata disposta alcuna consulenza tecnica cinematica e non sono mai stati acquisiti i filmati istallate all’ingresso del tunnel sul Muro Torto per verificare l’effettiva posizione del

furgone. E neppure sono stati sentiti gli operatori dell’ambulanza intervenuta che potevano riferire sulla posizione del paziente al loro arrivo e se indossasse il casco. Ci sono sei mesi di tempo per cercare di scoprire la verità sulla morte di mio figlio, spero che questa volta la procura esegua tutti gli accertamenti richiesti e faccia chiarezza anche sulle varie testimonianze, venute fuori a posteriori, per capire se siano attendibili o meno”.

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