Largo Brindisi, 18 - 00182 Roma - Tel. +39 06.70476902 - +39 338.6867391 - casamartinezroma@gmail.com

Single Blog Title

This is a single blog caption
1 feb

Roma, sette condanne per i clan del mare di Ostia

L’VIII sezione collegiale del tribunale di Roma, presieduta dalla giudice Paola Roja, ha riconosciuto la tesi della procura condannando per associazione mafiosa tutti gli imputati nel processo sull’assegnazione di alcuni chioschi a Ostia, anche se con pene meno pesanti di quelle richieste dalla procura. Condannati, dunque, Aldo Papalini (otto anni e sei mesi di reclusione), ex direttore tecnico e dell’unità operativa ambiente del municipio XIII, Cosimo Appeso, luogotenente della Marina Militare Italiana (cinque anni e cinque mesi), Ferdinando Colloca, Damiano Facioni, amministratore della società Bludream, Matilde Magni, moglie di Appeso (tre anni e quattro mesi), e l’imprenditore Angelo Salzano (otto mesi, con sospensione della pena) e Armando Spada, esponente dell’omonimo clan vicino agli Spada, considerato esponente di spicco a Ostia (cinque anni e otto mesi).

L’inchiesta è stata coordinata dai pm Mario Palazzi e Ilaria Calò. I reati contestati, a seconda delle singole posizioni, erano abuso d’ufficio, turbativa d’asta, falso ideologico, concussione e corruzione con l’aggravante del metodo mafioso. Erano state sollecitate per gli imputati condanne che variavano dai 17 anni e sei mesi a un anno e mezzo di reclusione.

Una delle questione al centro del processo è stata quella dell’affidamento, nel 2012, della gestione del chiosco Orsa Maggiore, la cui concessione – dapprincipio assegnata al Cral dell’Ente Poste – con l’intervento di Papalini era stata posta a revoca e decadenza per essere riaffidata – in appena cinque giorni – a un altro operatore, individuato attraverso una procedura a evidenza pubblica a una società evidentemente costituita proprio per la procedura.

Condividi

Papalini ha agito in concorso con Facioni, Collaca e Magni, questi ultimi in veste di soci formali, e con Appeso e Spada, soci di fatto della stessa srl: proprio per questa vicenda Papalini, Spada e Appeso erano finiti in carcere. Per gli altri indagati erano stati disposti gli arresti domiciliari.

“Le

azioni di questi clan creano un forte pregiudizio per il sistema economico locale” hanno detto i legali della regione Lazio e del comune di Roma. “Determinando uno stato di incertezza, insicurezza e di scetticismo nei cittadini di fronte all’agire della pubblica amministrazione”.

I giudici hanno disposto il pagamento di una provvisionale nei confronti del comune di Roma, della regione Lazio e dell’associazione antimafia Caponnetto.

es_ES
it_IT
en_US