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18 mag

Roma, sfratti, stop dopo l’Init. Decisa in Prefettura una tregua elettorale

Stop agli sgomberi, gli sfratti di Affittopoli si bloccano. Non si può far piazza pulita con le elezioni alle porte. Così hanno deciso Prefettura, questura e comando provinciale dei carabinieri. Il nuovo orientamento è stato messo a verbale in una delle ultime riunioni a palazzo Valentini: “L’intenzione – chiarisce il documento – è quella di non concedere la forza pubblica per interventi di sgombero che riguardino realtà associazionistiche, associative o con profili sociali, a causa delle prevedibili pesanti ripercussioni sull’ordine pubblico che tali interventi comporterebbero”. Non solo il bisogno di tutelare il quieto vivere: “Talune situazioni – si legge ancora – che interessano alcune realtà sociali di maggior fragilità, in periodo di campagna elettorale, potrebbero anche dare adito a forme di strumentalizzazione”. Infine, il gigantesco punto interrogativo del nuovo sindaco: “Peraltro gli amministratori eletti a seguito delle ormai prossime consultazioni elettorali potrebbero operare scelte diverse”. Sommati, i tre punti messi nero su bianco hanno consigliato alle forze dell’ordine di fare un passo indietro.

Al prossimo primo cittadino, dunque, il compito di definire la sorte delle singole associazioni finite nel calderone delle concessioni “facili”. Con le indagini della procura di piazzale Clodio e della Corte dei conti ancora in piedi e il Tar che per ora ha salvato dallo sfratto solo l’Unione nazionale mutilati invalidi per servizio e il museo del videgioco Vigamus, il nuovo inquilino di palazzo Senatorio dovrà subito mettersi al lavoro sulle carte di Affittopoli e distinguere tra puro associazionismo e quelle realtà che invece hanno una spiccata vocazione commerciale. I casi spinosi non mancano di certo: dai 250 malati di Sla seguiti dalla Onlus “W la Vita” alle band che attendono il via libera per tornare a suonare sul palco dell’Init, decine di realtà associative attendono con il fiato sospeso di conoscere la loro sorte. Se da una parte la tregua a tempo disposta dalla prefettura fa tirare un sospiro di sollievo, dall’altra la battaglia non è ancora finita.

La guerra si combatte su più fronti. Dopo la protesta in Campidoglio, “W la Vita” si è rivolta al Tar del Lazio per sospendere anche per via giudiziaria lo sgombero disposto dal Comune. Anche il futuro del teatro La Comunità di Trastevere è appeso alla decisione del tribunale amministrativo. In attesa dell’udienza fissata per l’inizio di giugno, il direttore artistico Giancarlo Sepe continua a rilanciare sui social la petizione contro la chiusura. Al Mandrione, invece, i “barricati” dell’Init cercano soluzioni alternative per non cancellare i concerti già in programma: “Per ora non è venuto ancora a bussare nessuno – racconta Giampaolo Felici, uno dei gestori del locale avuto in concessione dal Comune e cantante degli

Ardecore – e continuiamo a navigare a vista. Il 28 maggio dovremmo ospitare una serata originariamente organizzata al DalVerme”. Intanto continua a prendere corpo anche l’idea del festival itinerante delle realtà culturali sotto sfratto. “Ci stiamo lavorando – spiega Felici – ma nel frattempo dobbiamo tenere alto il livello di guardia. Le band potrebbero suonare in acustico all’aperto, sul piazzale. Così il locale resterebbe chiuso… per provocazione”.

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