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25 ago

Roma, sgombero di via Curtatone: “Tutti i no del Campidoglio prima del blitz forzato”

Dello sgombero del palazzo di via Curtatone avete visto solo la fine. La verità è che il Campidoglio in questi mesi ha detto: “No, noi non daremo ospitalità e non forniremo alternative a chi ha occupato abusivamente”. Per capire quanto una fonte qualificata racconta a Repubblica bisogna partire dall’inizio. Perché agli scontri in piazza tra polizia e rifugiati politici, si è arrivati dopo trattative estenuanti, denunce penali e no del Comune. Eppure nel dicembre del 2016, prima di diventare sindaca di Roma, la sindaca Raggi scriveva su Twitter: “I rifugiati sono i nostri fratelli e sorelle. Roma città accogliente farà la sua parte”.

Per cominciare va detto che l’immobile di via Curtatone viene occupato nel 2013, la maggior parte degli occupanti arrivava da Eritrea e Somalia ed era richiedente asilo. “Nel 2014 la Regione Lazio, con la Delibera 18 – ha spiegato il deputato Pd Marco Miccoli – ha stanziato 197 milioni di euro per l’emergenza abitativa a Roma. I fondi sono stati in parte destinati anche per risolvere il problema delle occupazioni. L’atto, in cui c’è anche via Curtatone, era stato recepito dal Commissario Tronca con la Delibera 50.

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Nel 2016 la Regione sollecita il Comune ad utilizzare tali fondi e concede alla giunta Raggi 40 milioni di euro per poter intervenire immediatamente “. Nel frattempo la prefettura a guida Franco Gabrielli, aveva stilato una mappa degli immobili privati occupati a Roma. Una lista che ne comprende 101 a cui si dà una priorità, per motivi di sicurezza, di intervento (dunque di sgombero). Il palazzo di via Curtatone è al terzo posto quanto a pericolosità. In più il proprietario dell’immobile, il fondo immobiliare Idea Finit, ha già intimato e ottenuto il quarto accesso per lo sfratto e denunciato la prefettura alla procura di Roma per omissione in atti pubblici. Iniziano quindi i tavoli tecnici per la questione via Curtatone otto mesi fa.

La prefettura convoca tutti i soggetti interessati: le forze di polizia per quanto riguarda l’organizzazione dello sgombero, il Comune per la questione dell’alloggio alternativo da fornire agli occupanti. Sono 107 le persone che il Campidoglio doveva ricollocare, si tratta di soggetti definiti “fragili”, ovvero anziani, famiglie e disabili. A loro deve essere trovata una sistemazione. Il Comune dice no e lo fa a più riprese, prima attraverso il vicecapo di gabinetto Cardilli, poi attraverso un delegato dell’assessorato alle politiche sociali(l’assessore fino a un mese fa non c’era). Motivo: non intendiamo procedere a sistemare occupanti abusivi, la priorità va alle liste di chi ha fatto domanda per gli alloggi in maniera regolare. Ergo: non applicheremo la delibera numero 50 del prefetto Tronca. Tiene il punto il Comune fino alla riunione dell’8 agosto quando l’assessore al Patrimonio Rosalba Castiglione propone come estrema ratio, la sala sociale dell’assessorato. Vale a dire: la polizia sgomberava e il Campidoglio attraverso la sala sociale avrebbe ricollocato i 107 in centri e fornito loro assistenza.

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L’ordine della magistratura di sequestro dell’immobile e sgombero degli occupanti era arrivata sul tavolo della prefettura nel dicembre 2015. Non resta che decidere la data: sabato 19 agosto. La polizia arriva al palazzo di via Curtatone al mattino. Nessun funzionario del Comune si presenta al rendez vous. Gli agenti liberano il palazzo e, come stabilito, convogliano i centosette “fragili” al primo piano del

palazzo. Da quel momento la palla passa definitivamente al Campidoglio. Da sabato a mercoledì nulla accade: i rifugiati restano lì. Martedì sera la prefetta Basilone convoca di nuovo le parti. Tra la Castiglione e il proprietario dell’immobile si sigla l’accordo: i rifugiati verranno portati a Rieti, in una serie di villette a schiera di sua proprietà e ospitati per 6 mesi in comodato d’uso gratuito. Sei mesi di tempo per Raggi per trovare una soluzione.

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