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3 gen

Roma, sì alla vendita di 19 ex rimesse: così Atac prova a far cassa. Venerdì 12 sciopero dei trasporti

Tra rifiuti e trasporti, il 2018 si apre come si era chiuso. Emergenze e scioperi. La prima astensione dal lavoro del nuovo anno è quella proclamata nei Trasporti per venerdì 12 gennaio. Si tratta della protesta di 24 ore che avrebbe dovuto svolgersi il 5 dicembre scorso e che era stata differita dai sindacati Orsa, Faisa confail e Usb dopo l’intervento del prefetto di Roma. Lo stop, con le consuete fasce di garanzia e servizi assicurati fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20, riguarda autobus, tram, metropolitane e ferrovie urbane (Roma-Lido, Termini-Centocelle e Roma- Civitacastellana- Viterbo) gestite da Atac e le linee periferiche gestite da Roma tpl.

Intanto, alle prese con il piano di risanamento di Atac, la giunta ha dato l’ok alla memoria che dà mandato al Dipartimento Urbanistica, in sinergia con il Dipartimento Trasporti, di consentire che possano essere alienati i complessi immobiliari di proprietà di Atac Spa mantenendo l’attuale destinazione urbanistica.

«I complessi — spiega la nota del Campidoglio — sono le ex rimesse “Vittoria” di Piazza Bainsizza, “ San Paolo” di Via Alessandro Severo, “ Piazza Ragusa”, l’area Garbatella di Via Libetta, l’area Centro Carni di Via Severini, e le rimesse “ Portonaccio” di Via di Portonaccio e “ Trastevere” di Viale delle Mura Portuensi». In totale diciannove strutture che nel bilancio 2016 dell’azienda sono stati valutati per 95,5 milioni di euro, una somma ingente che Atac vorrebbe monetizzare. Ora in sostanza il Campidoglio ritenta la vendita vista la necessità Atac di disporre di liquidità gravata com’è da un debito di oltre un miliardo di euro che l’ha portata alla procedura

di concordato preventivo.

Un tentativo che va avanti da anni ma che sconta il no dei 5Stelle a Palazzo Senatorio alla trasformazione delle aree, in particolare gli ex depositi di piazza Ragusa, piazza Bainsizza e quello di San Paolo, in condomini o centralità commerciali.

Secondo la memoria approvata il no alla trasformazione in case o negozi resta e toccherà comunqe all’assemblea capitolina dare il via libera definitivo alla variante urbanistica.

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