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2 mar

Roma, slalom nella città rattoppata fra buche, cordoli e radici

Asfalto a caldo, badile, pressa. I due operai con furgoncino al seguito fanno del loro meglio per chiudere le buche e gli avvallamenti che si sono aperti accanto alle traversine del tram in viale Regina Margherita. Fanno scivolare l’asfalto dal camioncino alla carriola, lo gettano per terra dopo aver versato sulla superficie un mix di colla e catrame, poi cercano di rendere omogeneo il terreno con rastrello e pressa manuale. È un attimo. Perché subito dopo le auto ricominciano a passare, mentre gli operai individuano un altro pezzo su cui intervenire, tra un passaggio e l’altro del tram. Lavorando di giorno, è solo così che si può fare: guai a interrompere il traffico in un’arteria principale come viale Regina Margherita, lotto 10 per la ditta che fa le riparazioni.

Così, ancora una volta per la capitale si ripropone il solito tormentone dei rattoppi. La manutenzione straordinaria, quella che va in profondità e ripara un’ampia superficie intorno alla buca, potrà partire soltanto da ottobre. Per ora c’è l’intervento tampone, che spesso salta alla prima pioggia perché non si possono sfidare le leggi della fisica e far convivere due materiali diversi, uno vecchio e l’altro nuovo. «L’asfalto vecchio cristallizza e si rompe – spiega Domenico Toce, titolare di un’impresa per la manutenzione delle strade – la rottura inizia proprio nel punto di contatto tra i due materiali, per questo è importante, al termine della livellatura del conglomerato bituminoso caldo, spargere nuova emulsione bituminosa di ancoraggio lungo il perimetro del rattoppo. In ogni caso, anche un intervento a regola d’arte non dura più di 20-30 giorni. Ma non sono soldi buttati perché la priorità è la pubblica incolumità ». «I rattoppi messi dagli operai un paio di settimane fa si stanno già aprendo», racconta Luca Paoletti, al chiosco di piazza Buenos Aires.

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La pubblica incolumità a Roma sembra diventata un optional, viste le condizioni di tutte le strade, senza distinzione tra centro e periferia. Nel centro storico i sampietrini perennemente divelti sono una trappola per tutti, in primis ciclisti, motociclisti e pedoni, che devono anche fare molta attenzioni alle radici degli alberi che hanno gonfiato il terreno e ai cordoli delle preferenziali.

Da viale Regina Margherita, kasbah della doppia e tripla fila, ecco via Nizza e quel che rimane dell’esperimento rutelliano della strada verde, riservata unicamente al trasporto pubblico. Ormai di quell’innovazione, all’epoca tanto osteggiata, rimane solo il divieto di sosta. E poi c’è l’evergreen delle buche: asfalto sbocconcellato, fratture verticali, avvallamenti, tombini risucchiati in voragini. Una strada gruviera per la sede di un museo, il Macro, il museo di arte contemporanea di Roma.

Il sopralluogo nella capitale delle buche continua tra i sampietrini rialzati intorno alla stazione Termini, fino a ritrovare l’asfalto in via Cavour. E qui una società di servizi ha voluto lasciare la sua firma con osceni rattoppi che tagliano perpendicolarmente la strada. Dopo interventi di scavo, la sede stradale è stata ripristinata in modo approssimativo, sul terreno sono rimasti

dossi neri che potrebbero svolgere la funzione di anomali moderatori di velocità. Via dei Fori Imperiali è ancora asfalto, ma stavolta senza buche, perché un manto di conglomerato bituminoso è colato sopra i sampietrini per rendere più agevole il passaggio dei mezzi al cantiere della metro C. Si chiude con le “montagne russe” dei sampietrini sconnessi di via di San Gregorio, invasa dai pullman gran turismo davanti all’ingresso del Palatino.

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