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17 ago

Roma, “Sono i cuccioli di mia zia”: ma è import illegale di chihuahua

“Sono i cani di mia zia, li portiamo a casa”, si giustifica la donna stringendo a sé un cucciolo minuscolo. Lo ha estratto dalle gabbie provenienti dalla Russia e di fresco sbarcate all’aeroporto di Fiumicino, dove fra tremori, feci e vomito, sono stipati nove piccoli chihuahua. “Li amiamo come figli “, aggiunge, e il compagno annuisce cupamente. Sono le undici passate di mercoledì sera. La coppia è stata fermata sul Raccordo anulare dal nucleo di polizia giudiziaria di Fare Ambiente coordinato da Antonio Colonna, affiancato dalla Sottosezione polizia stradale di Roma.

Dice il vice comandante Vincenzo Caporilli: “A queste persone sono stati contestati gli articoli 544 ter del Codice penale per maltrattamento di animali, il 484 per possesso di documentazione falsa e l’articolo 4 della legge 201/2010 per traffico illecito. I cani sono stati sequestrati con la vettura e gli incartamenti”.

La probabile destinazione degli animali, partiti dall’Ucraina almeno ventiquattr’ore prima del fermo, è un allevamento amatoriale nelle Marche. “Si tratta di un fenomeno grave e diffuso”, spiega Colonna, artefice del blitz. “Grazie a una normativa imprudente, che consente di produrre fino a trenta cuccioli l’anno in ambito dilettantistisco e senza soggiacere ai controlli sanitari e fiscali imposti agli allevatori professionali, si è creato un enorme flusso di importazioni illegali dall’Est. Finiscono nei negozi o negli allevamenti casalinghi, fotografati con le fattrici nostrane per dare a intendere che siano nati qui”.

Ammassati nei trasportini, stipati nelle valige, sottratti prematuramente alle madri, gli animali giungono a destinazione provatissimi, spesso malati, addirittura morti. D’altronde sono stati pagati un decimo, un ventesimo di quanto frutteranno sul mercato italiano; basta che ne sopravvivano tre su dieci per garantire un ottimo guadagno.

Al commissariato di Settebagni i cuccioli ricevono soccorso dalla veterinaria Giulia Caterbetti che nella notte li trasferirà in una clinica di Fabriano. Sono otto femmine e un maschio, cinque non hanno più di un mese. “Solo uno è fornito di microchip, straniero”, riferisce la dottoressa. “Disidratati, prostrati, non avevano a disposizione acqua né cibo, solo qualche pezzo di prosciutto crudo che

per loro è veleno”.

Mentre i cagnolini vengono reidratati davanti alle telecamere di Veggie Channel su cui è disponibile il videoracconto dell’operazione, Colonna conclude: “I grandi numeri del traffico riguardano razze di moda e di piccola taglia. Chihuahua, maltesi, bulldogue francesi nei paesi dell’Est sono prodotti in serie e senza regole. Qui vengono acquistati a poco prezzo ma rivenduti fra i mille e i 4.000 euro ciascuno”.

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