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2 giu

Roma, stazione Vigna Clara di nuovo al capolinea. Stop prima di riaprire

Gianna Nannini cantava Notti magiche, la Germania era per la terza volta campione del mondo e a Roma si consumava uno scandalo da 90 miliardi di lire, chiamato stazione Vigna Clara, che arriva fino ai nostri giorni. Ma Italia ’90, si sa, più che i mondiali di calcio sono stati quelli degli sprechi democraticamente sparsi lungo tutto lo stivale: così mentre a Trieste veniva tirato su uno stadio da 32 mila posti per una città con una squadra stabile in serie C, a Milano decisero di buttarsi sull’accoglienza e prese corpo a Ponte Lambro un albergo monstre da 10 miliardi di lire, poi abbattuto nel 2002. La capitale non fu da meno, l’obiettivo era nobile: dotare il quartiere di Vigna Clara di una stazione che fungesse da capolinea dei treni speciali per le partite.

I vagoni entrarono in servizio in quell’estate del Novanta per soli otto giorni, poi l’oblio. Ora, sarebbero dovuti tornare in funzione a metà giugno, ma il Tar, a distanza di un quarto di secolo, ha bloccato tutto. La linea dai costi faraonici venne usata per le partite che si svolgevano all’Olimpico: i convogli dalla stazione Tiburtina si fermano a Tuscolana, Ostiense, Trastevere, San Pietro e Farneto, poi si arrivava a Vigna Clara. Secondo le stime delle Ferrovie dello Stato circa 60 mila persone scesero alla Farnesina, nessuna o quasi a Vigna Clara. Nel tempo divenne terra di nessuno, landa abbandonata e deserta, venne occupata da CasaPound che ci improvvisò una discoteca.

Nel 1993 dirigenti del ministero dei Trasporti e delle Ferrovie vennero rinviati a giudizio, i reati ipotizzati abuso d’ufficio e omissione d’atti di ufficio. Nel ’95 tutti gli imputati sono stati prosciolti in quanto “il fatto non sussiste” e quella spesa abnorme non ha avuto responsabili. Eppure la linea è preziosa per unire Roma nord con Roma sud attraverso la stazione Valle Aurelia, così da migliorare i collegamenti ferroviari con la metro A e con le stazioni di San Pietro e Ostiense. Il potenziale se l’era ricordato bene l’ex assessore alla Mobilità della destituita giunta Marino, Guido Improta. Che un anno fa aveva rispolverato il vecchio progetto per potenziare l’anello ferroviario di cinta e di conseguenza i trasporti romani. Lavori quasi terminati, tanto che a giorni era prevista l’inaugurazione. Ma anche stavolta i vagoni di Vigna Clara rischiano di finire in un tunnel senza più luce.

“Il Tar del Lazio, accogliendo un ricorso presentato nel 2002 e poi reiterato, blocca l’ultimazione dei lavori in corso”, scrive VignaClaraBlog.it, quotidiano online di Roma Nord che pubblica la sentenza del tribunale amministrativo. Lo scorso 27 maggio è stato discusso un ricorso presentato quattordici anni fa da sei residenti di Collina Fleming che chiedevano l’annullamento della delibera 80/AS dell’8 aprile 1989. Esatto, 1989: l’anno in cui le Ferrovie avevano approvato la proposta per la chiusura dell’anello ferroviario a Roma nord. I tempi della giustizia sono lunghi, la prescrizione aveva travolto il ricorso. Che è stato però ripescato perché soltanto due residenti lo hanno riproposto con documenti aggiuntivi sull’inizio dei lavori nella stazione Vigna Clara.

Il giudice ha stabilito che il ricorso per motivi aggiunti “risulta assistito da sufficienti profili di fondatezza” perché i ricorrenti non sono stati coinvolti prima dell’inizio dei lavori. Secondo il Tar “il mancato coinvolgimento non si giustifica nemmeno in ragione delle esigenze di celerità connesse alla realizzazione dell’infrastruttura” visto che l’inizio dei lavori ha preso il via “senza alcun preavviso ai ricorrenti” dopo quattordici anni dalla presentazione del primo ricorso. A pochi giorni dall’inaugurazione, i lavori sono stati sospesi tra la rabbia dei residenti di via Monterosi, in gran parte favorevoli al progetto.

E lo sconcerto di Ferrovie, che affida la sua posizione a un laconico commento: “Non vogliamo dire nulla sulla sospensiva del Tar, ci sta lavorando un nostro legale”. E mentre la stazione con pensiline, banchine e binari nuovi di zecca rischia di essere vandalizzata e riabbandonata al degrado, il Tar ha fissato il merito per il 25 ottobre. Poi forse ci sarà il Consiglio di Stato. E forse passeranno altri cinque lustri prima che Vigna Clara diventi una stazione vera.

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