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25 ago

Roma, sul triplo incarico di Simioni in Atac interviene Cantone

Una grana in più da risolvere per la giunta Raggi. L’Anac, come riportato da alcune testate, accenderà il suo faro sul triplo incarico di Paolo Simioni, il collaboratore dell’assessore Massimo Colomban ora alla guida di Atac. Il manager di Treviso ora sotto indagine è stato prima nominato presidente e amministratore delegato e poi direttore generale della municipalizzata per riportare lo stipendio a quota 240mila euro tra fisso e premi, esattamente quanto guadagnava prima di mettersi alla guida del gigante del trasporto pubblico capitolino da 1,38 miliardi di euro di debiti e 11.600 dipendenti e lanciarlo verso il concordato in bianco.

Il consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione vaglierà d’ufficio (e sulla base degli esposti di stampo politico arrivati nelle ultime ore) la legittimità del cumulo di incarichi. Tra i punti critici, oltre alla tripla nomina per aggirare il limite da 79mila euro annui fissato per legge per la carica di amministratore delegato, ci sono anche le modalità con cui Simioni è stato scelto come direttore generale. Nessun bando: con la giustificazione che Atac aveva bisogno di agire d’urgenza considerato lo stato di crisi in cui è impantanata, non è stata prevista alcuna selezione pubblica. Una procedura su cui si dovrà esprimere l’Anac.

Nel fascicolo su Simioni, potrebbe essere un decreto della legge anti-corruzione del 2013 a fare la differenza: “Gli incarichi dirigenziali negli enti di diritto privato in controllo pubblico sono incompatibili con l’assunzione o il mantenimento della carica di presidente e amministratore delegato nello stesso ente”.

Il Campidoglio, però, ha già preparato la propria difesa, sentendo l’avvocatura e il pool di legali che gravitano attorno al M5S capitolino. La scappatoia sarebbe proprio in un “orientamento” dell’Anac. È il numero 61 del 22 luglio 2014 e recita così: “Non sussiste una causa di inconferibilità o di incompatibilità nel caso di conferimento ad un medesimo soggetto degli incarichi di presidente del consiglio di amministrazione e di direttore generale di un ente di diritto privato in controllo pubblico. Resta nella discrezionalità dell’ente ogni scelta in merito, tenuto conto, altresì, di eventuali profili problematici quali potenziali conflitti di interesse”.

In ogni caso, l’Authority di Raffaele Cantone torna dunque a scuotere il Campidoglio dopo i casi Raineri e Marra. La giudice milanese, ex capo di gabinetto è stata tra le prime epurate dalla giunta grillina proprio dopo l’arrivo del parere richiesto dalla sindaca Virginia Raggi – ma in un secondo momento ribaltato dalla Corte dei conti – sul contratto da 210mila euro. Anche

Raffaele Marra e la promozione concessa al fratello Renato, passato da una posizione di comando all’interno del corpo dei vigili urbani alla direzione Turismo del Campidoglio, erano stati bocciati dall’Anac. Una stroncatura che è poi costata l’indagine per falso aperta dalla procura a carico della prima cittadina pentastellata: l’inquilina di Palazzo Senatorio avrebbe detto al responsabile anticorruzione del Comune, Mariarosa Turchi, che per la nomina avrebbe agito in autonomia.

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