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18 nov

Roma, sulla morte di Cranio Randagio sentiti altri ragazzi: “Al party anche coca”

Non solo marijuana: c’erano anche «anfetamine e cocaina» alla festa nell’appartamento di via Anneo Lucano, alla Balduina, dove sabato scorso è morto il rapper 21enne, Vittorio Bos Andrei. Ieri, mentre centinaia di amici e fan si sono stretti intorno alla famiglia alla camera ardente, tributando l’ultimo saluto al musicista scelto da Mika per “X Factor” (i funerali svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente riservata), altri partecipanti al party sono stati ascoltati dal dirigente del commissariato Monte Mario, Claudio Cacace. I ragazzi hanno confermato le versioni degli amici già interrogati sabato, aggiungendo un altro elemento: «Alla festa circolavano anche dosi di anfetamine e cocaina ».

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Nessun pusher sarebbe entrato in casa. A portare la droga sarebbe stato qualcuno tra gli 11 invitati: uno di loro, infatti, aveva dei precedenti per spaccio. Intanto il sostituto procuratore Pierfilippo Laviani ha disposto l’acquisizione dei tabulati telefonici dei cellulari dei partecipanti e la scheda di intervento dei medici del 118. Resta ancora da chiarire cose sia accaduto nell’appartamento della Balduina tra le 14 di sabato scorso, quando gli amici che erano rimasti a dormire dopo la festa hanno tentato di svegliare Cranio Randagio e le 15.05, l’orario esatto in cui è partita la chiamata all’ambulanza. Un tassello ancora mancante nel quadro della serata a base di alcol e droghe che è costata la vita al talento del rap.

Un ragazzo «abituato a regalare sorrisi gratis», hanno ricordato gli amici in fila alla camera ardente allestita al Gemelli. Una lunga processione, dalle 11 alle 17, accompagnata dalle note del rapper diffuse in sottofondo con un pc, dal ricordo commosso dei tanti estimatori, ma soprattutto dalla delicatezza degli amici, romani e milanesi, con i quali «Cranio» aveva condiviso i suoi primi 21 anni di vita.

«Vittorio è certamente un talento artistico — racconta Gianni, un autore di testi teatrali, amico di famiglia — ma è soprattutto un ragazzo che è stato costretto a crescere troppo in fretta. I suoi brani dicevano tanto della sua sofferenza e credo che la sua fine sia stata dettata anche da una voglia inconscia di capire i perché di questo mondo ingiusto. Forse ha accelerato un po’ troppo».

Le strofe di Petrolio e Mamma Roma, le sue canzoni più cliccate in rete, hanno risuonato nella stanzetta sul retro del Policlinico. E poi i testi di Remo Remotti. Le decine di biglietti adagiati sui fiori di girasole e rose bianche. Pensieri scritti anche su un piccolo “Moleskine” che ha raccolto le emozioni degli amici più stretti. Tantissimi. «L’hanno circondato d’amore — dice la madre, Carlotta Mattiello, con un filo di voce — e questo perché Vittorio è un ragazzo magico e questa sua magia, questo suo amore, l’ha saputo diffondere a tutti. Oggi qui è venuto chi gli voleva veramente bene».

C’era la fidanzata, composta, ma distrutta dal dolore. Abbracciata a Sergio, il fratello secondo genito di Vittorio (il più piccolo, Giovanni, ne ha appena 13), confortato dall’affetto degli amici.

Tanti anche

quelli milanesi, come il regista, autore dei videoclip di Cranio Randagio che hanno sbancato in Rete. E poi c’erano i suoi ex compagni di studi al liceo Seneca. «Vittorio voglio ringraziarti — sospira Clarissa, 20 anni — perché con la tua musica hai salvato tanta gente. Nonostante quello che hai passato (aveva perso il padre pochi anni fa, ndr) non mostravi mai il tuo dolore, ma aiutavi gli altri a reagire, a combattere le difficoltà della vita».

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