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3 giu

Roma, sull’Appia Antica un mausoleo usato come rifugio per la prostituzione

Il ragazzo seduto su un pilone, forse antico forse messo lì negli anni Cinquanta, chissà, si sta accendendo indolente una sigaretta. Aspira una voluttuosa boccata e si guarda intorno. È la versione contemporanea del Riccetto di Pasolini, la Suburra, il sottoproletariato urbano che ormai non esiste più, non si distingue più: stesso zaino, stesse scarpe, stessa maglietta di tutti i suoi coetanei. Solo: che ci fa qui, all’incrocio tra via dell’Aeroscalo, quasi di fronte all’aeroporto di Ciampino, e via Appia Antica, al IX miglio? Qualche decina di metri più in là s’intravede un mausoleo circondato da un cancello di ferro verde: ricorda il tempio di Elena, madre dell’imperatore Costantino e anche il tempio di Minerva Medica, che si staglia sulla sinistra entrando a Roma in treno. Il mausoleo, un monumento attribuito alla famiglia dell’imperatore Galieno, morto nel 268 d. C., stava letteralmente crollando. Nel 2003 iniziarono i tentativi di recupero, arrivati in porto solo di recente, grazie agli interventi di restauro diretti dall’architetto Maria Grazia Filetici e da Rita Paris, che è l’archeologa responsabile dell’Appia Antica per la Soprintendenza.

Riccetto lancia la cicca stretta tra pollice e indice con una schicchera. Va a sbattere contro un sampietrino, rimbalza, si infila in un pertugio e scompare. Riccetto si alza, si stiracchia. Si avvia verso il mausoleo. Ogni tanto passa una macchina su quella strada antica e stretta: ci sono uomini e solo uomini, con il gomito fuori e gli occhi che frugano chi si trova sulla loro strada. Riccetto cammina lento. Si ferma accanto a un monumento a edicola che durante i restauri del mausoleo era stato rimesso a posto, con tanto di cancelletto che chiudeva l’accesso all’ambiente a cupola, annerito all’interno dal fumo di chi durante la guerra o nel decennio successivo – quando tutte le zone periferiche di Roma erano ridotte allo stesso modo, baracche su baracche, grotte come case, monumenti trasformati in appartamenti – magari qui dentro viveva.

Il cancelletto adesso è aperto, il lucchetto è sparito. In terra c’è un materassino verde, di quelli che si usano per fare ginnastica, involucri di preservativi, preservativi usati, fazzolettini a decine, calcinacci, qualche lattina, mozziconi di sigaretta. L’ingresso è opposto alla strada, chi passa sull’Appia Antica non è in grado di vedere nulla di quello che succede all’interno.

“Ma lo sai che qua ce vengono i marchettari?” dice Riccetto accendendo un’altra sigaretta. “È un posto comodo e tranquillo, sai quanti all’ora di pranzo hanno bisogno de scaricasse un po’? E allora, eccoli, tutti qui, se non si sta attenti c’è la fila, anche perché pe’ ‘na marchetta ce vonno 10 euro, 20 euro massimo, te puoi immaginà che clientela de lusso!”. Gli appuntamenti in questa zona come in altre del parco dell’Appia Antica, dove ci sono canneti che riparano dalla strada, e altri mausolei, si prendono “ormai con le app. È più facile” spiega Riccetto. Fa una certa impressione vedere questo monumento da sempre tempio del sesso maschile a buon mercato accanto al mausoleo dove di recente, sono stati scoperti, dalle archeologhe della Soprintendenza Carmen Lalli e Livia Giammichele, due coppi in metallo, elementi del tetto della cupola del mausoleo, che di solito si ritrovano in marmo o tutt’al più in terracotta. “Stupefacente” ha detto quando si è

ritrovata tra le mani i reperti Carmen Lalli. “Non sembrava possibile che il monumento, tra i più rappresentativi di età imperiale ma purtroppo predato e abusato da tempo, potesse ancora restituire una testimonianza importante del suo glorioso passato”. E chissà cosa potrebbe venire alla luce scavando nel tempio dei marchettari, due metri più in là. Riccetto di certo non lo sa: “Ma che voi che ce stia? Anticaglia. A che te serve?”.

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