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23 nov

Roma, tangenti per i lavori nei campi rom, chiesto il rinvio a giudizio per 17 indagati

La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di 17 tra funzionari del dipartimento politiche sociali del Comune, imprenditori ed altri pubblici ufficiali, per un presunto giro di tangenti (soldi, assunzioni ed altre utilità), legato all’assegnazione di lavori in alcuni campi nomadi di Roma. E’ un’indagine parallela a quella sulla cosiddetta Mafia Capitale. A rischio processo, tra gli altri, Emanuela Salvatori, funzionaria del Campidoglio già condannata a 4 anni di carcere per i suoi affari con Salvatore Buzzi.

I pm di piazzale Clodio, Luca Tescaroli, Maria Letizia Golfieri, Edoardo De Santis e Carlo Lasperanza, contestano, a seconda delle posizioni e per fatti avvenuti tra la fine del 2013 ed il marzo 2014, i reati di corruzione, falso e turbativa d’asta. Tra gli indagati, oltre alla Salvatori, ci sono, gli imprenditori delle coop Roberto Chierici, Massimo Colangelo, Loris Talone e Salvatore di Maggio, i funzionari del Comune di Roma Alessandra Morgillo e Vito Fulco, nonché il vigile urbano Eliseo De Luca. Nel mirino degli inquirenti sono finiti gli appalti per lavori (bonifiche, installazione di servizi, ristrutturazioni) nei campi rom di Castel Romano, via Cesare Lombroso e via di Salone.

I pm ipotizzano che la Salvatori, per vendere la sua funzione e compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, abbia ricevuto dall’amministratore delle cooperative ‘Sarò e ‘Ralam’ Roberto Chierici 3mila euro e poi, in altre otto occasioni, somme di denaro comprese tra 800 e 4mila euro, più i biglietti di poltronissima per il Gran Teatro (per lo spettacolo ‘Romeo e Giulietta’), oltre alla promessa di pubblicizzare l’attività professionale di medico dentista della figlia. La Morgillo, invece, avrebbe ottenuto dallo stesso Chierici la promessa e l’assunzione della figlia presso una società di servizi e, da girare a una sua collega impiegata nell’ufficio Ragioneria, anche un collier di ‘Gucci’. Benefici sarebbero stati ottenuti anche dal vigile De Luca al quale il presidente di un consorzio Salvatore Di Maggio (anche lui tra i 17) avrebbe garantito almeno 16mila euro a favore del genero (interessato ad alcuni lavori), più la promessa dell’assunzione della figlia e una fornitura di vini. C’è poi Talone che – secondo la Procura – avrebbe regalato

alla Salvatori 2mila euro, blocchetti di buoni benzina del valore di 150 euro da destinare a Claudio Zaccagnini, stretto collaboratore della donna (anche lui tra i 17 indagati) e “buste contenenti utilità” per De Luca. Numerose le gare alterate con firme apocrife o l’inserimento di false circostanze per assegnare gli appalti ad aziende amiche di cui veniva nascosta l’assenza di requisiti formali necessari per partecipare al bando.

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