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28 nov

Roma, tentò di disconoscere figlia: neurochirurgo Maira condannato a risarcirla

Il neurochirurgo Giulio Maira, docente e luminare del Policlinico Gemelli, ora in pensione, è stato condannato dal tribunale civile di Roma a risarcire con 300 mila euro la figlia Francesca, oggetto nel 2012, di un tentativo, fallito, di ripudio attraverso il disconoscimento di paternità dopo circa 40 anni dal riconoscimento.

Maira era stato chiamato in giudizio da Francesca che, nel 1969, all’età di due anni, era stata riconosciuta come figlia legittima dal medico, pur se generata da un altro uomo, e come tale trattata ed educata fino all’età di 38 anni.

Francesca Maira scoprì di non essere la figlia del neurochirurgo quando questi, in sede di separazione dalla moglie Roberta Claudia Rossi, decise di avviare anche il processo di disconoscimento di paternità.

Nel rivolgersi al tribunale civile, Francesca Maira aveva sottolineato come tale situazione le comportasse notevoli danni e disagi. Il giudice Paola Scorza, della XII sezione del tribunale civile, sottolinea nella sentenza di condanna come “fortemente doloroso non può non ritenersi per una figlia il vuoto indentitario creatosi, nel momento in cui la stessa ha potuto chiaramente percepire il ripudio paterno, dopo 38 anni di vita trascorsi nella convinzione di uno status identitario falso”.

Non solo, il giudice evidenzia anche “il danno prodotto, senza dubbio alcuno, nell’attività lavorativa” della donna, la quale “è stata esclusa” da Maira “dall’attività della Fondazione” da quest’ultimo

presieduta “cui si era dedicata sin dall’inizio con tutta se stessa”.

L’avvocato Giorgio Robiony, legale di Francesca Maira, ha così commentato la sentenza: “La giurisprudenza ha aperto un nuovo ed interessante capitolo sulla tutela dell’identità sociale, affettiva, emotiva dell’individuo e sulla risarcibilità in via equitativa degli attentati alla personalità più intima e profonda di un soggetto”.

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