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19 lug

Roma, tornano i centurioni: l’eterna legione nel suk del Colosseo

ROMA – Rispolverati gli elmi e lucidate le armature, infilati i calzari e riavvolte le spade di plastica nel Cuki, il rotolo di alluminio: i (finti) centurioni sono tornati al Colosseo. Operativi con daga sguainata a procacciarsi l’attenzione dei turisti per una foto-ricordo da cinque euro a persona, che salgono a trenta se si è in gruppo. L’ordinanza, che vietava a questa legione in versione “ancient Rome” di piazzarsi sotto il Colosseo, è scaduta venti giorni fa. Il divieto, firmato dal commissario Francesco Paolo Tronca, il 30 giugno è arrivato al capolinea poco dopo la fine del suo mandato. Ed ecco che il suk al Colosseo è tornato agli antichi fasti tra centurioni, urtisti e risciò, i velocipedi elettrici abusivi che sfrecciano fieri sui sampietrini del rettifilo del Ventennio.

Il vuoto normativo è stato riempito a suon di ordinanze, anche la sindaca Virginia Raggi ha promesso il rinnovo dei provvedimenti e nella prima seduta della giunta comunale ha approvato due delibere per fermare l’invasione dei figuranti. La grillina, in extremis, assicura che le ordinanze saranno firmate già oggi. Sono le stesse dell’era Tronca che prevedevano multe da 400 euro e il sequestro di tutta l’attrezzatura. Nell’attesa, però, la caccia al turista è ripartita in ogni angolo dell’ansa barocca dal Vittoriano alla fontana di Trevi. “Come one, just one picture”, ripete Luca Sonnino in un inglese un po’ sgangherato. “Siamo padri di famiglia – continua il collega Franco Sforza, centurione per necessità più che per passione – in questi sette mesi d’ordinanza qualcuno di noi è andato a chiedere l’elemosina per strada. A giorni conosceremo il nostro destino, ma speriamo che la Raggi capisca che anche noi abbiamo una famiglia da mantenere”. Sono pronti a tutto, anche a pagare le tasse e a essere regolarizzati in un apposito albo, proposta reiterata più volte negli ultimi due lustri ma sempre naufragata tra le proteste. “Siamo socialmente utili – si difendono – abbiamo aiutato la polizia ad acciuffare un ladro, un’altra volta abbiamo bloccato un arabo col coltello. Vogliamo dare una mano anche nel controllo dei turisti, per garantire la loro sicurezza e incolumità”.

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Li riconosci da lontano con quella cresta posticcia sull’elmo. Si dividono le aree più redditizie della città e il Colosseo è il più ambito dal business dei centurioni. Fino a che la crisi non colpì anche questa categoria arrivavano a guadagnare fino a duemila euro al mese, esentasse. “In una giornata ora facciamo 40-50 euro – precisa Sonnino mentre fa ruotare il rosso mantello intorno al collo – l’offerta è libera, a volte i turisti danno anche solo un euro, altre 5. Non siamo mica come i risciò che hanno un listino vero e proprio. Quando si parla di degrado e di decoro noi non vogliamo essere accostati a loro, perché noi siamo un’attrazione”. Anche i risciò sono tornati, erano stati banditi dalla stessa ordinanza dei centurioni. E tra sei mesi sono pronti a rientrare nell’area archeologica i camion bar, rimasti affastellati per anni davanti all’Anfiteatro Flavio, poi emarginati sul lungotevere.

Il tavolo tecnico sul decoro di Roma, fortemente voluto dall’ex assessore della giunta Marino, Marta Leonori, riuscì li dove tutti fallirono: cacciò i 22 ambulanti su quattro ruote dall’area archeologica. Restarono quelli al Circo Massimo e alla Bocca della Verità, gli altri vennero spazzati via. Non per sempre però. La dislocazione è temporanea, dura 18 mesi e terminerà il 10 gennaio 2017. I camion bar, capitanati da Alfiero Tredicine, il presidente di Apre Confesercenti si sono già lanciati all’arrembaggio del centro storico: “Siamo pronti a trasformare i furgoni in chioschi stile ottocento o in apette vintage. Possiamo

vendere a prezzi calmierati alcuni prodotti, ma ridateci le 7 postazioni nella zona rossa”. Tradotto: vogliono tornare a piazza Venezia, Fori Imperiali e Colosseo. La vera sfida si aprirà il prossimo luglio quando scadranno le concessioni degli oltre 12mila ambulanti romani. A quel punto non resterà che applicare la direttiva Bolkestein: tutte le licenze dovranno essere messe a bando, ma il punteggio d’anzianità (molto) alto rischia di assegnarle ai soliti noti.

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