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24 giu

Roma, trentenne voleva farla finita e tenta di comprare la pillola della morte su internet

Con 300 euro aveva trovato la soluzione a tutti i suoi problemi. Bastava inghiottire alcune pillole e quelle frustrazioni che la attanagliavano sarebbero passate. Il suggerimento per farla finita definitivamente, per suicidarsi senza sentire dolore, arrivava direttamente dal web. A chiedere lumi su una presunta pillola per il suicidio è stata un paio di mesi fa una giovane donna. Alla ragazza, in preda a crisi depressive da tempo, è bastato collegarsi in rete e mettersi in contatto con un venditore che le ha promesso medicinali che l’avrebbero aiutata a farla finita. L’accordo, però, sebbene fosse stato messo nero su bianco poi non è andato in porto.

Truffa o istigazine al suicidio? La vicenda adesso è finita al vaglio della procura: da alcune settimane il pm Saverio Francesco Musolino ha aperto un fascicolo al momento ancora senza ipotesi di reato. Non è ancora chiaro se si tratti di una truffa, o se per i responsabili dello spazio internet sia ipotizzabile invece l’istigazione al suicidio: quello che è certo per gli inquirenti è che la persona che ha provato a vendere le pillole alla donna rischia di finire indagato.

La denuncia del fratello. Il fascicolo è stato aperto dopo la denuncia del fratello della giovane donna. I fatti risalgono a un paio di mesi fa. La ragazza, poco meno di trent’anni, aveva iniziato a mostrare istinti suicidi. A marzo aveva tentato di farla finita, motivo per cui era entrata al pronto soccorso. Mentre la sorella era ricoverata in ospedale, il fratello si era iniziato a chiedere quali fossero i suoi problemi, motivo per cui aveva cercato indizi nella sua casella di posta elettronica.

Lo scambio di mail. Con tutta sorpresa aveva trovato qualcosa: la donna si scambiava mail con il responsabile di un sito internet che vendeva pastiglie potenzialmente in grado di provocare

una morte indolore: trecento euro per cinquanta pezzi. L’uomo, inoltre, parlando delle modalità di pagamento, diceva di accreditare il denaro su un conto corrente estero. Nonostante la transazione non sia andata a termine il fratello della vittima aveva comunque denunciato i fatti.

Ora la palla passa alla procura. Gli inquirenti non possono escludono nessuna ipotesi: dalla semplice truffa all’istigazione al suicidio passando per il commercio illegale di farmaci.

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