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24 mar

Roma, Trionfale: “Nostro figlio costretto a rubare i soldi in casa per pagare i bulli a scuola”

“Da mesi tornava a casa stralunato, era diventato ombroso, violento. Da quel ragazzino dolce che era in poco tempo si era trasformato in un altro”. È una donna distrutta e disperata, ma oggi sollevata, Giovanna, impiegata, 38 anni, madre di Paolo (i nomi sono entrambi di fantasia, ndr), un quattordicenne che proprio per essere stato preso di mira da un gruppo di bulli è stato costretto a cambiare scuola.

“Frequentava la Domizia Lucilla, al Trionfale, una scuola alberghiera: il suo grande sogno era fare lo chef. Adesso lo abbiamo iscritto in un istituto di tutt’altro tipo, meglio questo che inseguire sogni che fanno così male”.

Il ragazzo non mangiava più con i genitori, si rifiutava di parlare, tornava a casa e si chiudeva in camera. “E poi alla fine abbiamo scoperto l’impensabile, l’indicibile: un gruppetto lo aveva preso di mira” racconta ancora la signora Giovanna. “Lo ricattava, gli chiedeva soldi per consentirgli di entrare in classe. Quei delinquenti lo picchiavano, lo spintonavano, lo minacciavano. Gli sputavano in faccia. Sputi, tanti sputi. Una volta è tornato pieno di lividi sul volto. Ma lui non diceva nulla” continua.

“Lo abbiamo costretto quando i soldi che ci rubava sono diventato troppi: 1200 euro in tre mesi. Mio marito lo ha obbligato a parlare: ma ancora oggi siamo convinti che non ci abbia detto tutto. Anche se ci ha raccontato cose agghiaccianti: per esempio che non andava a scuola per paura. Partiva di casa alle sette di mattina e tornava alle tre, le quattro del pomeriggio: passava il tempo in un parco al freddo, al gelo, sotto la pioggia: meglio questo, ci ha detto, che andare là e trovarmi loro di fronte. Non usciva più, aveva il terrore di incontrarli per strada”. Sospira, la signora Giovanna: “Volevamo sporgere denuncia: ma un insegnante ci ha detto che sarebbe stato inutile, che erano necessari almeno due testimoni”.

Quello che è accaduto a Paolo sembra non essere una caso isolato al Domizia Lucilla: un avvocato pochi giorni fa avrebbe inviato una missiva incandescente alla dirigenza, denunciando episodi di bullismo di cui sarebbe vittima il figlio dei loro clienti.

Un sedicenne lunedì 20 marzo, nei corridoi della scuola, durante l’attività di cogestione, ha tirato un pugno in faccia, o forse più di uno, a un ragazzo di 18 anni, facendolo finire al Gemelli con la mandibola fratturata: è stato operato giovedì 23 marzo.

Un altro giovanissimo per due anni è stato vittima delle violenze di un gruppetto composto da due maschi e una femmina. Veniva picchiato con calci, pugni, schiaffi e insultato con frasi del tipo: «Testa di c… , ciccione di m…». O anche: «Devi consegnare in bianco la verifica di ricevimento, se te azzardi a falla mortacci tua, te ammazzo de botte, te spacco la testa». E ancora, in occasione di uno sciopero: «Non devi entra’ a scuola, se entri te meno, te faccio mena’… hai rotto er c… », come è scritto nella denuncia presentata

ai carabinieri di Montespaccato.

Sempre al Gemelli, mercoledì 22 marzo, sono state ricoverate due quattordicenni che si sono sentite male dopo aver bevuto. L’episodio è accaduto durante l’attività di cogestione della scuola, poi sospesa proprio perché “per motivi organizzativi e per mancata sorveglianza si sono verificati atteggiamenti di indisciplina da parte degli alunni” come si legge in una circolare dell’Istituto.

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