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4 lug

Roma, un fermo per l’omicidio di Beau Solomon: “Lo ha buttato nel Tevere ed è andato a dormire”

“Lo ha gettato nel Tevere ed è andato a dormire”. Svolta nell’omicidio di Beau Solomon, lo studente americano di 19 anni scomparso giovedì scorso da Trastevere e ritrovato cadavere sotto Ponte Marconi con una ferita alla testa. Massimo Galioto, 40enne senza fissa dimora, è stato fermato la scorsa notte dagli agenti della squadra Mobile e del commissariato Trevi-Campo Marzio. Avrebbe spinto il ragazzo nelle acque del fiume e poi è tornato a dormire nella tenda sulla banchina del Tevere assieme alla compagna. Secondo alcuni testimoni il ragazzo aveva bevuto ed era in stato confusionale, stava litigando con qualcuno quando è stato buttato nel Tevere.

Galioto, romano e clochard, ora è accusato di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Il corpo di Solomon era ritrovato ieri mattina nel Tevere, con una profonda ferita alla testa. Il fermo del pm però essere sottoposto alla convalida del gip. Anche perché sono ancora tanti gli elementi da chiarire. Ma intanto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si delinea meglio cosa probabilmente è successo a quel povero ragazzo americano. Sarà fondamentale il risultato dell’autopsia per capire se il giovane è morto affogato o se è stato colpito prima della caduta o anche se ha battuto il capo sulle rocce del fiume che, proprio all’altezza di ponte Garibaldi, dove secondo le testimonianze sarebbe avvenuto l’omicidio, emergono dall’acqua. Il corpo infatti presentava una ferita vicino alla fronte anche se due testimoni assicurano di aver visto che il giovane era ancora vivo, e in piedi, nel momento in cui è stato spinto nel Tevere. Tra gli accertamenti disposti, c’è anche l’esame tossicologico che servirà a verificare la presenza di alcol o altre sostanze nel corpo di Solomon.

Una notte di violenza e di sangue. Prima di essere spinto nel Tevere dal senzatetto Massimo Galioto, Beau Solomon era stato derubato della carta di credito da due persone che lo avevano convinto a seguirli sulla banchina del fiume, sotto Ponte Garibaldi. Era circa l’una di notte, e quel tratto di fiume è nel pieno centro di Roma. Alcuni testimoni hanno riferito alla polizia che il ragazzo americano era visibilmente ubriaco. Le due persone lo avrebbero avvicinato per derubarlo e, a rapina avvenuta, Solomon sarebbe stato lasciato solo sulla banchina, barcollante e indifeso, fino a quando non si è imbattuto in Galioto. A quel punto scoppia una lite fra loro e quello che succede dopo è il punto nodale dell’inchiesta. Secondo chi indaga, quindi, non ci sono collegamenti tra gli autori del furto della carta di credito, usata nei giorni successivi a Milano, e il 40enne romano fermato dalla polizia per omicidio.

“Quel ragazzo stava inseguendo dei marocchini, credo. Forse gli avevano rubato il portafoglio. Si è scontrato con Massimo e hanno iniziato a litigare” così la sua compagna difende Massimo Galioto, intervistata da RaiUno. “Si davano spintoni, Massimo ne dava uno, il ragazzo ne dava un altro, Massimo ne dava uno. E poi il ragazzo è caduto in acqua. Se è scappato? No, Massimo non è scappato. E’ rimasto lì”.

Beau Solomon, 19enne dell’università del Wisconsin-Madison, era a Roma per frequentare due semestri estivi alla John Cabot University. Giovedì sera aveva lasciato la sua stanza alla Cabot e aveva raggiunto alcuni amici in un bar di Trastevere. Da quel momento nessuno l’aveva più visto. Si era però avventurato da solo sulla banchina all’altezza di ponte Garibaldi dove Massimo Galioto e la sua compagna vivono in una tenda. Secondo il racconto della donna, stava inseguendo delle persone quando si è scontrato con Massimo. Quello che è certo è che le sue carte di credito sono state rubate assieme al cellulare, e sono state usate dopo la sua sparizione. “Dopo giovedì sono stati spesi 1.500 dollari a Milano” aveva fatto sapere la famiglia.

Il venerdì non vedendolo ricomparire gli amici ne avevano denunciato la scomparsa alle forze dell’ordine, e poi

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