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22 set

Roma, un giudice anti evasori alla guida del Bilancio. Ma lo staff perde pezzi

«Nuntio vobis gaudium magnum: habemus novum assessorem ». All’alba del ventritreesimo giorno di sede vacante, uno dei posti chiave nel governo di Roma potrà finalmente essere riempito. La fumata bianca dovrebbe arrivare già oggi. Alla vigilia della kermesse palermitana di Italia 5Stelle. Dove Virginia Raggi ha idea di presentarsi esibendo al popolo grillino un doppio trofeo: lo scalpo dei “poteri forti” che volevano a tutti i costi le Olimpiadi e il nome del nuovo titolare del Bilancio comunale, individuato al termine di una caccia durata più di tre settimane e dopo una sfilza di no. Si tratta di Salvatore Tutino, giudice della Corte dei Conti in pensione da pochi mesi, ex direttore del Secit (e di molto altro) nonché esperto di evasione fiscale e finanza pubblica.Salvo sorprese della ultima ora, sarà lui a raccogliere la breve eredità di Marcello Minenna, il dirigente Consob dimessosi il primo settembre, dopo neanche due mesi di mandato, insieme alla capo di gabinetto Carla Raineri. Mentre si sarebbe sulla buona strada per l’assessore alle Partecipate, da individuare in seguito allo spacchettamento della delega annunciata dalla sindaca: si tratterebbe di un alto rappresentate delle forze dell’ordine, il cui nome resta top secret.

Il problema è però che mentre la squadra grillina cerca con fatica di completare i ranghi e di ritrovare l’equilibrio perduto dopo settimane di bufera, un altro pezzo da 90 potrebbe presto lasciare il Campidoglio. Sono settimane che il ragioniere generale Stefano Fermante esprime infatti il suo disagio, la difficoltà di tenere la barra dritta sui conti comunali in assenza di indicazioni politiche chiare. Una confusione sul Bilancio diventata caos dopo l’addio di Minenna, che ha fatto saltare la manovra di assestamento prevista al varo dell’aula entro fine mese.

Per senso di responsabilità, sia Fermante sia il suo vice Marcello Corselli hanno garantito a diversi consiglieri che ogni decisione sarebbe stata assunta dopo la nomina del nuovo assessore alle finanze capitoline. Proprio per non lasciare sguarnito un settore tanto delicato. Ma con l’arrivo di Tutino, tutto potrebbe cambiare. E obbligare la sindaca ad avviare un’altra ricerca non esattamente agevole. Resa ancor più complicata dal fatto che, azzerato il mini-direttorio e interrotto ogni rapporto di collaborazione con i big cinquestelle, Raggi e i suoi fedelissimi si ritrovano pressoché isolati: obbligati a fare scelte (e nomine) tanto strategiche senza l’aiuto di nessuno, né possibilità di sbagliare. Ecco perché, adesso, la sindaca ha cambiato strategia. Venuta meno la sponda parlamentare, ha deciso di coinvolgere molto più di prima il gruppo consiliare, a partire dall’avversario

storico Marcello De Vito, che è presidente dell’assemblea capitolina. Sia perché ha ben chiaro che solo la sua maggioranza più deciderne le sorti da sindaco, specie se le minacce di Grillo («Faremo il tagliando a gennaio ») verranno infine portate alle estreme conseguenze, sia perché ha capito che il malumore degli eletti circa la sua scarsa propensione alla condivisione rischia di deflagrare. Una corsa ai ripari, prima che sia tardi.

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