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26 set

Roma, un’ora di danza ispirata alla poesia di Hilborn: al Teatro Argentina in scena OCD-LOVE

Cinquantacinque minuti di danza ispirati da un testo del poeta Neil Hilborn con una relazione in cui una donna è inizialmente incantata ma poi a poco a poco esasperata dai tic compulsivi del partner (tra cui uno spegnere, accendere, spegnere, accendere, e ancora spegnere e accendere all’infinito la luce a letto). Quasi un’ora di coreografia luminosa, carnale, sensuale, con patologie di disturbo, ossessioni, riverberi, percussioni.É OCD-LOVE il secondo lavoro israeliano e globetrotter su cui punta il programma del Romaeuropa Festival, un’impresa che oggi e domani s’insedia all’Argentina, una creazione di Sharon Eyal (ex danzatrice ed ex direttrice artistica della Batsheva Dance Company) che ha autonomamente fondato nel 2013 la L-E-V Dance Company assieme a Gai Behar (creatore di eventi multidisciplinari) e a Ori Lichtik (musicista, artefice di linguaggi di tecno rave, specializzato in partiture per movimenti).

Se deve indicare un panorama, una sintassi di riferimento, Sharon Eyal cita il cinema . «Io sono influenzata dai moduli di un Lars Von Trier, e da registi come i Fratelli Cohen o Mike Lee». Le stanno a cuore la precisione, la purezza, l’eleganza, la finezza, ma anche la sensibilità e l’individualismo. E descrive gli eventi col loro odore. Utilizza sei performer- danzatori, in OCD- LOVE, e un soggetto femminile del gruppo sfoggerà un desiderio di autonomia, circondata dalle altre cinque figure che appariranno come la sua ombra, da cui lei non potrà mai fuggire granché, perché anzi gli altri la placcheranno, la controlleranno, la manipoleranno. In pratica questa sagoma percepibile in un moto che la ritrae di via dalla pazza folla è una portatrice (anche forse plagiabile, subornabile) di ansietà. Dovrebbe percepirsi una differenza di intenti dinamici, tra la “barbarie” del connazionale Hofesh Shechter e questa più intima insofferenza, ed è comunque un’esplorazione, quella della L-E-V DANCE COMPANY, tutta da spiare, da connettere a psicologie più minimali, introverse.

Nel frattempo il Romaeuropa Festival ha in serbo un’altra sfida, una lettura di Maddalena Crippa e Graziano Piazza, un confronto manicomiale tra uomo e donna, in Pentesilea. Allenamento per la battaglia finale, testo di Lina Prosa in scena giovedì 29 a Villa Medici, appuntamento

de “I giovedì della Villa-Questions d’art”. Commissionata nel 2009 dalla Comédie-Française, la partitura riprende da Heinrich von Kleist l’incontro/ scontro tra Pentesilea e Achille durante la guerra di Troia. Qui i due eroi sono sottratti alla gloria del mito ed esposti alla contemporaneità. Il confronto è nell’immaginazione dei due protagonisti, e non avverrà. Diverse saranno le traiettorie del maschile e del femminile.

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