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28 set

Roma, vedette, pasti a domicilio e tutela legale: smantellata rete pusher droga al Quarticciolo

Una “mensa di servizio” in un ristorante compiacente dove i pusher potevano mangiare, a spese dell’organizzazione, a ridosso dei turni di servizio e “pasti a domicilio” agli affiliati che si trovavano agli arresti domiciliari. Erano alcuni dei ‘benefit’ offerti ai propri sodali da un’organizzazione dedita allo spaccio di cocaina nella borgata Quarticciolo smantellata dai carabinieri della compagnia Casilina che hanno eseguito oggi 12 arresti.

Gli investigatori hanno accertato l’esistenza di una fitta rete di spacciatori stipendiati settimanalmente (con compensi tra i 500 e i 1.500 euro) che avevano turni, cellulari di servizio forniti dall’organizzazione e anche di veicoli per fare consegne fuori zona. C’era inoltre un’assistenza legale da parte dell’organizzazione verso i dipendenti, in caso di arresti e denunce.

A finire in manette 2 donne e 10 uomini, tra cui un minore, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina. Cinque si trovano ora in carcere, cinque ai domiciliari, uno in istituto di pena minorile e uno in comunità. Partite dalle segnalazioni di alcuni cittadini della zona, le indagini dei carabinieri della compagnia Casilina, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sono durate circa due anni e hanno permesso di smantellare un intenso traffico di cocaina al Quarticciolo, nel quadrante sud-orientale della Capitale, all’interno di viottoli e dei cortili dei cosiddetti lotti.

E’ emerso che l’organizzazione aveva monopolizzato il mercato della cocaina nel quartiere con una rete di numerosi pusher.

Secondo gli inquirenti, le dosi commercializzate giornalmente arrivavano anche a 500 e ricavi giornalieri potevano superare i diecimila euro. Durante l’attività investigativa, i militari hanno compiuto 27 arresti in flagranza per spaccio. Migliaia le dosi di cocaina sequestrate in piazza e circa ventimila euro.

All’interno della struttura gerarchicamente e rigidamente ordinata c’erano

i capi, i “capi piazza”, coordinatori della fitta rete di pusher-corrieri e vedette, ma anche le “rette”, insospettabili che dietro compenso detenevano in casa la cocaina, e i “noleggiatori” che procuravano i veicoli per le consegne della droga a domicilio. Ad essere arruolati, con vari incarichi, anche minorenni. Per non essere scoperti i sodali parlavano tra di loro in codice e così le dosi erano chiamate euro, bottiglie, tavoli e pizze.

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