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15 mar

Roma, via Paolo Caselli, sgombero forzoso delle case abusive. L’ordinanza contro 40 famiglie

È iniziato lo sgombero forzoso delle case abusive in via Paolo Caselli, il vicolo che si trova proprio di fronte al cimitero acattolico ‘Campo Cestio’ dove, fra gli altri, è sepolto il fondatore del Partito comunista italiano Antonio Gramsci.

‘Cacciata’ la prima famiglia. I vigili della sezione Primo Gruppo Centro Storico hanno costretto ad uscire una famiglia di due persone, marito e moglie, di origine moldava (lui fa il muratore), al numero uno della via. Alla casetta abusiva che esiste dalla fine degli anni Cinquanta è stata cambiata la serratura per impedire ai due di rientrare.

Nel mirino dello sgombero 40 famiglie. Ma nel mirino dell’ordinanza di sgombero forzoso del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale ci sono almeno 40 famiglie che vivono da anni in via Caselli, per un totale di circa 120 persone, fra cui tantissimi bambini e donne incinte. Tra questi c’è anche un signore di 93 anni, Felicino Puddu, che ha regolare residenza in una di quegli immobili dal 1968, situazione da sempre conosciuta dagli uffici comunali. C’è un tassista che risiede dal 1988, con tre figli. E c’è anche un noto artista, il professor Domenico Annicchiarico, scultore conosciuto anche all’estero: in quei locali tiene anche corsi per studenti, e dal 1986 ha costituito una associazione per il recupero dei Mestieri artigianali e delle botteghe storiche.

La famiglia di gitani napoletani. Una parte degli ‘occupanti abusivi’ fa parte di una famiglia di gitani napoletani il cui capostipite, Antonio Bevilacqua, vive là da circa 40 anni, in una casetta di 40 metri quadri al numero 13.

Bevilacqua: “Ci diano una casa e ce ne andiamo”. “Noi siamo gitani napoletani – racconta l’uomo, che ha 67 anni – abitava qui già la mia famiglia e in queste casette sono nati e cresciuti i miei figli e i miei nipoti”. La sua casa è ora stata sequestrata dal pm Pierluigi Cipolla della procura di Roma titolare di una vasta indagine sulle occupazioni abusive a Roma. Una parallela indagine, sempre sullo stesso argomento, è condotta dalla procura presso la Corte dei Conti che indaga sui mancati pagamenti dovuti all’Erario dagli occupanti abusivi di Roma che non pagano tasse come Ici, Imu e Tasi.

Via Caselli, pasticcio burocratico. Ma la storia di via Paolo Caselli (a pochi metri dalla Piramide Cestia), è annosa, ed è un autentico garbuglio burocratico che vede come responsabili, diciamo così, non solo gli occupanti abusivi. Non si spiega, ad esempio, come il comune dal 1963 in poi abbia tollerato case totalmente abusive senza mai sgomberarle, limitandosi a contestare pagamenti irrisori per l’occupazione abusiva del suolo pubblico. Non si spiega come il centinaio di abitanti (ci sono anche regolari attività commerciali), abbia potuto ottenere non solo regolari certificati di residenza, ma anche i contratti per l’allaccio alla luce e all’acqua. Va aggiunto alcuni residenti nel tempo hanno presentato al Comune numerosi progetti per la riqualificazione dell’area, redatti a spese loro, che non sono mai stati presi in considerazione.

Sanatoria per i lavori sulla casa abusiva. Non si spiega, infine, come lo stesso Antonio Bevilacqua abbia regolarmente ottenuto nel 2000 una “sanatoria” per i lavori di ristrutturazione eseguiti sull’immobile abusivo rilasciatagli dal direttore dell’Ufficio speciale condono edilizio”. (Sanatoria che poi gli fu revocata qualche anno dopo quando in Comune si accorsero del pasticcio).

Roma, via Paolo Caselli, sgombero forzoso delle case abusive. L'ordinanza contro 40 famiglie

La sanatoria rilasciata a Antonio Bevilacqua

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Il commento del delegato delle famiglie. “La storia di via Paolo Caselli – commenta Fernando Nardi, delegato delle famiglie colpite dall’ordinanza di sgombero – è l’esempio di negligenze di decenni del comune di Roma. Oggi l’amministrazione della Capitale si impegna a recuperare quella zona senza garantire alle fasce socialmente deboli una adeguata soluzione alternativa. Se questa politica non cambia, a Roma scoppierà una bomba sociale perché nei prossimi mesi la linea degli sgomberi porterà circa 3000 famiglie per strada. Fatto,questo, a mio giudizio politicamente inaccettabile”.

Roma, via Paolo Caselli, sgombero forzoso delle case abusive. L'ordinanza contro 40 famiglie

Fernando Nardi, a sinistra, e Antonio Bevilacqua

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Come sarà gestita l’emergenza abitativa? Ora, dopo che l’insediamento abusivo è stato tollerato per più di mezzo secolo, l’amministrazione della Capitale ha deciso di recuperare la zona della quale è proprietaria. Non è chiaro come sarà gestita l’emergenza abitativa causata dal centinaio di persone, donne e bambini, che si troverà senza tetto. “Non ho problemi ad andarmene – spiega ancora Antonio Bevilacqua – ma chiedo che diano a me e ai miei familiari un tetto dove poter vivere”. “Noi – dice – non abbiamo altre case, che intenzioni ha il comune, di buttarci in mezzo alla strada? A questa soluzione ci opporremo con tutte le nostre forze”. Non è chiaro anche un altro punto: quando saranno tutte sgomberate quelle casette abusive, l’amministrazione romana avrà i soldi sia per abbatterle, sia, poi, per fare i lavori di ripristino, sempre che esista un progetto di recupero di tutta quell’area.

Alcuni ricorsi sono pendenti. Molti, ma non tutti, hanno intanto intrapreso le vie legali per opporsi allo sgombero, incassando però sentenza sfavorevoli dal Tar. Il prossimo 22 è previsto un ulteriore pronunciamento del Consiglio di Stato. Nel frattempo, sono iniziati gli sgomberi che procederanno nei prossimi giorni. Spiega l’avvocato Gianlorenzo Agliata che ha presentato gli appelli:

“I miei clienti sono da tempo residenti o hanno attività di studio artistico. E hanno sempre corrisposto gli importi richiesti dal Comune a titolo di canone di concessione. Ritengo pertanto che l’atto di sgombero del Comune sia illegittimo, in quanto l’area appartiene al patrimonio disponibile del patrimonio Capitolino. Questo significa che dovrebbero rivolgersi a un giudice civile e non procedere allo sgombero d’autorità con una determina dirigenziale”.

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