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17 feb

Roma, yacht e limousine senza pagare: condannato nipote presidente della Tunisia

Si presentava con vestiti pregiati e un fare da manager in contatto con gli ambienti che contano. Ostentava sicurezza, dicendo di avere parentele con le alte sfere politiche della Tunisia. E proprio questa altezzosità, nei suoi mesi di permanenza a Roma, gli ha permesso di ricevere dei beni e servizi di lusso procrastinando oltre ogni limite i pagamenti: dagli yacht alle limousine passando per gli hotel a cinque stelle.

I nodi però sono venuti al pettine e ieri in tribunale Mohamed Sadreddine Caib Essebsi, che in effetti è il nipote del presidente della repubblica Tunisina in carica dal 2014, come rivelato da lui stesso in aula, è stato condannato a 2 anni di reclusione per due accuse di truffa. Erano ben 14, in realtà, gli episodi che gli venivano contestati dalla procura, andati avanti dal giugno al novembre 2009. Per la maggior parte di questi, come il soggiorno presso l’hotel Ritz, Caid Essebsi è stato assolto o è intervenuta la prescrizione.

“Visto che le accuse erano molte mi ritengo soddisfatto – ha fatto sapere l’imputato tramite il suo legale, l’avvocato Cristiano Pazienti – è positivo che siano rimasti in piedi solo due capi d’imputazione. Ci sarà modo e tempo di chiarire tutto. Sono molto fiducioso nella giustizia italiana”.

Due le accuse per il quale è stato condannato l’imputato, dunque. La prima è quella di essere stato scorrazzato in giro con una limousine, ovviamente con autista, e di non aver saldato il conto da 17mila e 800 euro. La seconda, invece, è di aver noleggiato uno yacht per portare in gita, in mare aperto, la sua fiamma italiana: il conto, anche questa volta rimasto solo sulla carta, è stato di 29mila euro.

Prescritta l’accusa di aver truffato un imprenditore florovivaistico romano, per 230mila euro, che aveva allestito

un giardino botanico all’italiana nella villa del figlio del leader libico Gheddafi, proprio su indicazione dell’imputato. Sul caso si è detto più che contrariato il difensore di parti civili: “Purtroppo ancora una volta devo rilevare come i tempi della giustizia arrechino un evidente danno alle vittime dei reati – ha commentato alla lettura della sentenza l’avvocato Stefano Maccioni – è urgente un intervento da parte del legislatore”.

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