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30 ago

Rubinetti a secco a Roma, ecco il ” cervellone” Acea per gestire l’emergenza acqua

Per i rubinetti di Roma si avvicina il giorno della verità. Se con il rientro dalle vacanze la quantità d’acqua presente nelle tubature sarà insufficiente a soddisfare il fabbisogno idrico, l’Acea darà il via, come annunciato, alla riduzione della pressione nelle condutture in 90 zone della città. Dalle 23.30 alle 5.30 diminuirà l’acqua a disposizione e, ha ricordato ieri Paolo Saccani, presidente di Acea Ato2, “potranno esserci mancanze d’acqua ai piani alti dei palazzi”.

A determinare l’emergenza è stata la siccità, perché, ha ribadito Saccani, “dall’inizio dell’anno le piogge sono state inferiori di oltre il 50 per cento rispetto alle precipitazioni storiche. Il che ha comportato una riduzione molto significativa di alcune delle principali fonti di approvigionamento idropotabile di Roma e Fiumicino”. A ciò si aggiunge una rete di oltre 5.400 chilometri di tubature che negli ultimi anni non ha ricevuto adeguata manutenzione, con conseguenti guasti e perdite. Problemi che in questi mesi di allerta Ato2 sta cercando di fronteggiare con una task-force di operai che intervengono sulle condutture per limitare le dispersioni idriche.

E anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha detto la sua sulla crisi idrica: “Se a Roma avessero seguito piccoli accorgimenti, come chiudere l’acqua mentre ci si fa la barba o non stare sotto la doccia ore, non saremmo arrivati a questi punti – ha spiegato – abbiamo la dispersione più alta d’Europa e allo stesso tempo il costo dell’acqua più basso d’Europa. L’acqua deve essere pubblica, ma la gestione può essere privata: dipende da chi la fa meglio. Ci vogliono società che riescano a fare investimenti e che non abbiano conflitto d’interessi con i Comuni”.

La speranza, comunque, è che nel weekend le piogge (preannunciate dai meteorologi) arrivino sulla Capitale. Ma resta alta l’allerta tra i tecnici dell’Acea. Nella sede di piazzale Ostiense c’è una stanza in cui confluiscono tutti i dati delle centraline dei vari quartieri. Una sorta di cervellone elettronico, in funzione h24, che registra valori e livelli dell’acqua che vengono poi analizzati dagli ingegneri. Se nei prossimi giorni il consumo continuerà a essere elevato e, dunque, la fornitura idrica non si rivelerà sufficiente, da qui partirà l’allarme e si procederà al piano di abbassamento della pressione in orario notturno.

Una misura che gli ospedali della Capitale, privi di sistemi alternativi di emergenza per la fornitura d’acqua, si preparano a fronteggiare. “Utilizzeremo

cisterne e autobotti”, fa sapere il direttore generale del policlinico Gemelli, Enrico Zampedri. E Saccani ribadisce: “L’acqua non mancherà nei dieci ospedali. Favoriremo l’allaccio delle strutture alle nostre autobotti “. Intanto il Tevere è ai minimi storici. L’idrometro di Porto di Ripetta segna 4 metri e 75 centimetri. Il livello del fiume basso, spiegano gli esperti, è pericoloso sia per la navigazione sia per l’ecosistema.

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