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14 mag

San Camillo, via i vertici e conti a rischio per l’ospedale romano

Un addio dietro l’altro. Il San Camillo, perde in un solo colpo, da oggi, “il direttore amministrativo, Alessandro Cipolla, che ha rassegnato le sue dimissioni, e il direttore sanitario, Francesco Cortese, mandato via per raggiunti limiti di età”, racconta Natale Di Cola, segretario Fp Cgil di Roma e del Lazio. “Dimissioni annunciate” , aggiunge il sindacalista. Ma il direttore generale Antonio D’Urso precisa: “Non dimissioni. Per Cortese applicata la legge che impone il pensionamento per chi compie 65 anni”. Ma la vicenda potrebbe complicarsi: Cortese infatti potrebbe far valere il contratto triennale stipulato 2 anni fa e rivolgersi al giudice del lavoro” . Ipotesi per ora. Fatto sta che al San Camillo le cose non vanno bene, secondo un dettagliato studio della Cgil su conti, andamento e attività svolte dall’ospedale “è a rischio il suo futuro” .

Su tutto, però, spicca un dato che, per il sindacato, è l’indice primario di quello che definiscono “un lento cammino verso il declino” : in due anni sono andati persi ulteriori 25 milioni di euro: dai 135 milioni del 2012 due anni dopo si è passati a 158. Ma altre spine sono cresciute intorno a questo imponente ramo sanitario. Meno personale e meno posti letto (dal 2004 al 2015 sono passati da 1247 a poco più di 800 day hospital esclusi). I posti letto attivi, poi, toccano l’83% della dotazione totale. E poi c’è il numero, altissimo di prestazioni in intramoenia “che oltrepassano i 16 milioni e mezzo di euro l’anno e rappresentano il 30% delle entrate della Regione a fronte di un calo di tutte le attività chirurgiche”. La Toracica, ad esempio è diminuita del 22% (è passata da 990 interventi nel 2014 a 772 nel 2015). E la Chirurgia Generale 2 sempre nel 2014 aveva fatto 608 interventi, l’anno dopo 460, la Cardiochirurgia, invece, tocca il -8%. L’unica ad aumentare il suo lavoro è Neurochirurgia (+4%). Ma i punti più dolenti sono i parti, fiore all’occhiello per molti anni: nel 2011 erano 3568 mentre nel 2014 sono scesi a 2941. Intanto Ginecologia è ancora senza primario: “Di fatto lo è da due anni – fa notare ancora Di Cola – il concorso era stato espletato ma poi la nomina sospesa per problemi burocratici ricorsi e contro ricorsi” . Per non parlare di un altro concorso da primario. Questa volta per il pronto soccorso: “Fatto per due volte, anche se andato a buon fine poi è stato comunque bloccato per problemi di gestione della procedura concorsuale”.

Per

la Cgil “lo studio dimostra che il management nominato dalla giunta Zingaretti per ora non ha dato i risultati attesi”. Di Cola conclude però che al San Camillo va anche riconosciuto di aver fatto il bando, primo in Italia, per garantire l’applicazione della legge 194 vincolando l’assunzione ai medici non obiettori”. “Non ci sono solo criticità, la stessa Cgil ha riconosciuto che si sono punte d’eccellenza”, replica il dg D’Urso.

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