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13 ago

Siccità Roma, il Tribunale delle Acque dà ragione al Comune: sì ai prelievi dal lago di Bracciano

Stop all’ordinanza della Regione. Il Tribunale superiore delle acque pubbliche, dopo aver respinto a luglio un primo ricorso di Acea, ha dato ragione al Campidoglio che aveva impugnato l’atto e sospeso il provvedimento emanato lo scorso 28 luglio dalla Pisana sul lago di Bracciano. Vengono allora meno i paletti fissati per tutelare lo specchio d’acqua a pochi chilometri dalla capitale: Acea può riprendere la captazione con un ritmo di quattrocento litri al secondo. La Regione aveva ridotto la portata a duecento litri al secondo fino a fine agosto, prevedendo l’arresto completo dal primo settembre in poi.

Davanti ai giudici la Regione si è battuta per tutelare l’ecosistema lacustre, mentre il Campidoglio sosteneva che la riduzione delle captazioni avrebbe causato un danno alla salute dei romani. Alla fine i magistrati hanno ritenuto che le motivazioni del Comune meritassero una tutela maggiore. “Nel bilanciamento degli opposti interessi, appare prevalente quello diretto a scongiurare il rischio di compromissione della salute pubblica – si legge nell’ordinanza del tribunale – atteso che si tratta di un danno certo, imminente e irreparabile. Il danno ambientale derivante dalla sola captazione dell’acqua da parte di Acea si appalesa incerto e non imminente”.

Così ora vengono meno i limiti imposti dalla Regione. Acea potrà riprendere il prelievo a quattrocento litri al secondo.

Una misura che, come si legge ancora nel dispositivo del Tribunale superiore delle acque pubbliche, in teoria sembrerebbe quella giusta per non scontentare nessuno: “La misura non diverge di molto da quella ritenuta indispensabile per scongiurare il pericolo di danni alla salute (pari a 500 litri al secondo) e nel contempo assicura una minore incidenza sul livello del lago di Bracciano a beneficio degli interessi ambientali e paesaggistici”.

Negli ultimi giorni, come ricostruiscono i magistrati nell’ordinanza, Acea aveva avvertito

la Regione che con la limitazione delle captazioni sarebbero andati in crisi i vigili del fuoco, alle prese con l’emergenza roghi, gli ospedali, gli alberghi, i ristoranti, gli uffici e i negozi. Il ministero della Salute a sua volta era preoccupato per “il rischio connesso all’impossibilità di mantenere un adeguato livello igienico nelle strutture ricettive e di ristorazione della capitale, degli uffici pubblici e dei luoghi di ricovero degli animali”.

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