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13 ago

Supercoppa alla Lazio con Immobile e Murgia. Inzaghi è nella storia

La corsa di Murgia sotto la Nord, seguito da Simone Inzaghi e tutto il resto della squadra, è l’immagine che disegna alla perfezione l’impresa della Lazio. I biancocelesti vincono la loro quarta Supercoppa italiana, infrangendo il tabù Juve che andava avanti da 4 anni e mezzo e regalando al presidente Lotito il quarto trofeo della sua gestione, festeggiato sotto la curva (è una notizia) insieme a tutta la squadra. Dopo le doppiette di Immobile e Dybala, ci ha pensato Murgia, pupillo di Inzaghi, a decidere una partita vinta con il cuore. Come se quello striscione – con citazione della canzone “Passione romana”, di Alvaro Amici esposto prima della gara dalla Curva Nord fosse stato profetico: “Credi che chi c’ha l’oro sia ’n signore, l’oro pe’ me nun conta… conta er core”. La partenza è shock, la Juve in 4 minuti e 13 secondi crea tre nitide occasioni da gol.

Poi la Lazio prende coraggio, quello che Inzaghi aveva chiesto ai suoi ragazzi alla vigilia. Merito anche della scelta del tecnico, che alza di qualche metro il raggio d’azione di Luis Alberto (il migliore dopo Immobile) e con lui anche il baricentro della squadra. Così la squadra biancoceleste prende gradualmente padronanza del campo e del gioco. Alla mezzora l’episodio chiave, con Immobile che si guadagna e realizza il penalty dell’1-0. Nella ripresa l’attaccante azzurro concede anche il bis, grazie all’incornata di testa perfetta su cross calibrato di Parolo. La Juventus attacca a testa bassa e Dybala con una punizione all’85’ e un rigore al 90’ riporta il discorso in parità. Ma non è ancora finita, perché i cambi di Inzaghi si rivelano decisivi: Lukaku spinge sulla corsia di sinistra e brucia De Sciglio, la mette dentro per l’accorrente Murgia, che al 93’ regala alla Lazio la quarta Supercoppa italiana della sua storia e a Inzaghi il record di essere l’unico nella storia biancoceleste ad aver vinto il trofeo sia da giocatore che da allenatore.

E ci riesce senza Felipe Anderson (nemmeno entrato per il problema muscolare) e, soprattutto, il ribelle Keita. Ieri mattina nel centro sportivo di Formello i tifosi della Lazio hanno fatto trovare delle scritte contro il senegalese e il suo agente, invitandolo ad andarsene. Prima della gara il ds Tare ha spiegato la mancata convocazione, contraddicendo la versione del giocatore (il “disagio psicologico” per l’esclusione): «Non era sereno, ha espresso delle perplessità sull’impiego e l’allenatore ha valutato quello che ha visto. La decisione è chiara per tutti quanti». L’ad juventino Marotta, intanto, se ne lava le mani:

«Noi con Keita non c’entriamo nulla. A Lotito presentato un’offerta che non è stata ritenuta adeguata e quindi ci siamo fermati». Poi smentisce nuovi incontri a breve: in realtà dopo la partita è iniziato un nuovo vertice per tentare di definire una situazione sempre più stucchevole. Keita e de Vrij, ora sono loro le priorità in agenda della Lazio di Lotito. Che dopo ieri farà tutto con un umore decisamente più sereno.

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