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23 ago

Terremoto centro Italia, il comandante dell’elisoccorso: “In volo su Amatrice un anno dopo”

“Li vede questi piccoli segni neri? Qui avevamo attaccato i pezzi di scotch con i nomi delle persone soccorse, i luoghi e gli orari”. Scuote la testa, quasi per cacciare via i ricordi dolorosi, Alessandro Giulivi, comandante di Elitaliana che la notte tra il 23 e il 24 agosto di un anno fa si alzò in volo, da Roma, con l’elicottero e l’equipe medica dell’Ares 118 per portare i primi soccorsi ai feriti del terremoto di Amatrice, in provincia di Rieti.

Dodici mesi dopo, Giulivi si commuove ancora anche solo guardando il tetto dell’elicottero blu Pegaso 11. Un tetto che, quella notte, fu utilizzato come “bacheca” su cui segnare le generalità delle persone trasportate. “Molte di loro neanche ricordavano il nome” dice Giulivi. Lui, invece, i volti di chi ha salvato li ricorda tutti. “E non li dimenticherò mai, così come, purtroppo, non dimenticherò tutte quelle famiglie che non sono riuscito a portare in salvo”.

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La notte del sisma il comandante di Elitaliana era in servizio presso la base di Fonte di Papa, al civico 2061 di via Salaria. “Quando c’è stata la prima scossa, alle 3.36, eravamo in volo e stavamo tornando da un soccorso. Appena siamo atterrati, alle 4.05, ci è arrivata la chiamata di allerta dalla sala operativa di Rieti e alle 4.18 ho fatto decollare l’elicottero per raggiungere Amatrice “. Di quella notte Alessandro Giulivi, 59 anni e pilota da trenta, ricorda ogni particolare. Elenca date, luoghi, nomi come fosse un computer. Ma un anno dopo, quando lo stesso elicottero di Elitaliana sorvola la città distrutta di Amatrice, la voce si incrina, fino ad ammutolire. “Le macerie sono sempre lì, tra le strade e nel mio cuore” sussurra mentre atterra nella piazzola della città reatina, di fronte all’edificio semi-crollato dell’opera Don Minozzi.

“La notte del terremoto questa piazzola era completamente al buio, la gente ci faceva luce con le torce, alcuni ci hanno portato la nafta per alimentare il generatore elettrico ” dice il comandante. “Nonostante le urla e i pianti, tutto sembrava fermo, immobile, chiuso in una bolla di silenzio spettrale. E in quell’oscurità – racconta Giulivi – abbiamo dovuto fare delle scelte. Capire chi era in condizioni più gravi e portarlo in ospedale. Ma ogni volta che chiudevo il portellone dell’elicottero sentivo un magone, la rabbia di non poter mettere in salvo tutta la popolazione di Amatrice”.

Nelle prime otto ore Pegaso 11 ha messo in salvo, con sette voli, 13 persone, tra cui diversi bambini e una donna incinta salvata dalle macerie della sua abitazione nella frazione di Sommati. “Abbiamo scavato come pazzi, eravamo stanchissimi, ma le mani continuavano a smuovere terra e sassi, non ci siamo arresi finché non abbiamo caricato quella donna sulla barella” ricorda Giulivi.

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Uno sforzo estenuante che i sopravvissuti al sisma non hanno dimenticato. “Comandante come stai? Fatti abbracciare”. Quella di Alessandro Giulivi nella strada principale di Amatrice non è una passeggiata per rivedere la città dodici mesi dopo il terremoto, ma una processione nei luoghi del dolore che viene interrotta ogni metro da un abitante che lo ringrazia per aver messo in salvo un parente o un amico. “Nessuno di noi potrà scordare quello che hanno fatto questi angeli” confessa il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, mentre abbraccia il comandate Giulivi sul predellino di Pegaso 11. “Quando feci costruire questa piazzola, nel 2012, ricevetti le critiche di molti esponenti politici – ricorda Pirozzi – Eppure, purtroppo, da qui la notte del sisma è iniziato tutto”. Poco distante, alla fine di viale don Minozzi c’è il bar del paese.

“Abbiamo riaperto due mesi dopo il terremoto, non ci siamo dati per vinti. E oggi brindiamo alla rinascita, anche se il dolore è sempre vivo” ammette il titolare del bar, Fabio Magnifici. Fuori dal locale, decine di turisti bevono caffè e parlano con gli abitanti lasciando mance e pacche sulle spalle. “La solidarietà delle persone

è il nostro motore, la forza che ci ha permesso di non arrenderci” dice Emma, una volontaria del Comune di Amatrice, mentre accompagna i giornalisti nella zona rossa. Un’area di detriti e case distrutte. Una città fantasma, dove centinaia di persone hanno perso la vita schiacciati dal crollo delle case. “Dal cielo – ricorda il comandante Giulivi – mentre atterravo con l’elicottero vedevo mura e tetti sbriciolarsi. Avrei voluto fermare quei sassi uno ad uno”.

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