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26 lug

Terrorismo, sale livello di allerta a Roma. Censimento su obiettivi sensibili

Prima la strage sul lungomare di Nizza, poi il sanguinario blitz nella chiesa di Rouen. Nel mezzo gli attentati in Germania. Il livello d’allerta torna a salire e la questura risponde. In accordo con la prefettura, a Roma è stato rafforzato il piano di difesa civile interforze in caso di attacchi targati Isis. Negli ultimi giorni, le forze dell’ordine stanno passando al setaccio la capitale per individuare tutti i possibili obiettivi sensibili. Quartiere per quartiere, gli agenti dei commissariati di polizia di Roma hanno inviato a San Vitale tutte le informazioni relative alle planimetrie, alle possibili vie di fuga e agli eventuali posti dove potrebbero nascondersi cecchini.

I dirigenti hanno anche il compito di individuare e indicare le aree dove far convergere i mezzi delle forze dell’ordine e dei soccorritori in caso di attacco, così come dovranno individuare slarghi o piazze da utilizzare come elisuperfici per l’atterraggio degli elicotteri. L’obiettivo, dunque, è quello di avere dei piani operativi puntuali per poter organizzare gli interventi di polizia e i soccorsi in ogni singola zona della città, dal centro alla periferia.

A quei quartieri in cui i parroci hanno deciso di tenere le porte delle chiese aperte, senza paura. Da Centocelle fino a Torpignattara, passando per il quartiere Don Bosco tutti i preti sono concordi: “Chiudere le porte significherebbe creare un effetto deflagrante. Si andrebbe contro i dettami della Chiesa, le volontà di Papa Francesco e l’insegnamento di Gesù”. Nessun timore neanche dai parrocchiani. “Nessuno mi ha chiesto più sicurezza”, dice don Giancarlo Manieri della parrocchia di Don Bosco, dove la scorsa estate si celebrarono i funerali di Vittorio Casamonica. “Qui a messa vengono tanti anziani – continua – chi forse ha espresso un po’ di preoccupazione sono i sessantenni, ma nulla di più. Nessuno mi ha chiesto di chiudere le porte e a me non è mai venuto in mente”.

Sull’ultimo brutale attentato in Francia, padre Giancarlo smorza i toni: “Secondo me – sottolinea – non è un attacco al mondo cattolico. Non ho l’impressione che si tratti di una strategia globale”. Poi chiosa: “Qui viviamo tranquilli. Nel quartiere ci sono 15mila famiglie musulmane. Certo non è facile, ma la paura certo non aiuterebbe”.

Don Giuseppe Iuculano regge invece una parrocchia a Torpignattara, quartiere romano di vite, culture e religiose incrociate. “Ha paura chi non conosce”, esordisce. “Quello

che serve – spiega – non è certo chiudere le porte, ma reciproca comprensione. Già la parola integrazione trae in inganno ed è sbagliata. Chi si integra, rinuncia a una parte della sua essenza. Noi non dobbiamo cercare integrazione, quindi, ma dialogo con i fratelli musulmani. Io non ho paura di essere accoltellato, ma faccio appello a tutti perché nella conoscenza è la chiave della soluzione”.

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