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14 mar

Tra i migranti di Melilla che sognano l’Europa: arriva a Roma Les sauteurs

Sul Monte Gurugù nei pressi di Melilla, enclave spagnola in terra africana, vivono migliaia di migranti speranzosi di superare il sistema di recinzioni che li separano dal sogno di approdare nel vecchio continente. Ma superare le barriere di filo spinato e sfuggire ai controlli della polizia, che utilizza spray urticanti e atteggiamenti brutali, non è impresa semplice. Insomma tentativi e fallimenti si susseguono e i migranti sono condannati a trascorre lunghi mesi in situazioni di estrema precarietà, prima di riuscire a saltare al di là del muro o arrendersi definitivamente e tornare a casa.

Due registi, Moritz Siebert, svedese, ed Estephan Wagner, cileno di nascita, ma cresciuto come video maker in Germania, hanno deciso di raccontare questa realtà e si sono diretti a Melilla. Quasi subito si sono accorti che il loro sguardo non avrebbe potuto illustrare dall’interno una realtà così unica e drammatica e a quel punto Siebert e Wagner hanno affidato la loro videocamera a Abou Bakar Sidibe, un ragazzo del Mali, uno dei tanti disperati del Monte Gurugù. Per sedici mesi, Abou ha filmato quanto accadeva attorno a lui, ha incontrato altri migranti e raccolto, attraverso la videocamera, le loro storie, di fame, violenza, paura, ma anche i loro sogni, diventando di fatto il terzo e più importante regista del film.

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È nato così “Les sauteurs”, ovvero i saltatori, il documentario che in assoluto ha girato il maggior numero di festival in giro per il mondo, conquistando premi e riconoscimenti un po’ ovunque, forse perché propone un’immagine del migrante diversa dagli stereotipi tradizionali e perché mostra con grande partecipazione l’enorme ingiustizia vissuta dal protagonista e da coloro che gli sono attorno.

Ora, grazie ad una piccola e coraggiosa distribuzione specializzata in documentari, la Zalab di Andrea Segre, “Le sauteurs” arriva anche nei cinema italiani. A Roma sarà in programmazione all’Apollo 11, tempio della cinefilia

indipendente, e giovedi 16 marzo alle 21 è prevista un’anteprima, cui seguirà un incontro in collegamento dalla Germania con Abou Sidibé e dal vivo con la responsabile del coordinamento migranti di Amnesty International, Maria Carla Indice; la critica cinematografica Michela Greco ed Andrea Segre. Sarà l’occasione per raccontare la genesi di un film unico nel suo genere, ma anche per riflettere sul tema attualissimo delle frontiere e delle recinzioni.

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