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16 ago

Uccisa e fatta a pezzi a Roma, le contraddizioni di Maurizio: “Ho pensato di ammazzarla due mesi fa. Anzi no, è stato un raptus”

“Ho pensato di ucciderla due mesi fa. Anzi no. È stato un raptus”. Si è contraddetto durante l’interrogatorio Maurizio Diotallevi, l’uomo di 62 anni che nella notte tra il 14 e il 15 agosto ha ucciso la sorella Nicoletta nella casa che dividevano al Flamino, poi l’ha fatta a pezzi e ha gettato il cadavere in diversi cassonetti della zona. “Lei mi umiliava davanti a tutti, anche di fronte a mio figlio”, ha raccontato Diotallevi al pm Marcello Cascini. C’era un odio profondo che divideva i due. Nicoletta e Maurizio non si sopportavano. Per questo il 62enne ha deciso di uccidere la sorella più piccola di tre anni. “Mi sono liberato di un peso”, ha detto.

Nicoletta era rientrata domenica da un vacanza in Svezia. Quei giorni passati senza di lei nell’appartamento di via Guido Reni erano stati per Diotallevi “sereni, senza i continui bisticci”. “Lei in certi casi mi prendeva a schiaffi”, ha spiegato l’uomo al pm. Poi Nicoletta è rientrata – accusa sempre il fratello – “è tutto è tornato come prima”.

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Ma che si tratti di premeditazione, che l’omicidio sia stato progettato da tempo è un dato su cui gli investigatori stanno ancora lavorando. Di fronte al gip, per l’interrogatorio di garanzia, il pm contesterà per ora solo l’omicidio volontario aggravato dalla parentela (l’interrogatorio di convalida è fissato per domani).

Di certo per ora c’è la dinamica, raccontata con lucidità da Maurizio. Il 62enne che ha pianto solo alla fine, incalzato dalle domande del pm. “Ho aspettato che uscisse dal bagno. L’ho aggredita. Strangolata con una cintola. E poi l’ho fatta a pezzi”. Diotallevi ha utilizzato un coltello da macellaio e due seghe, una si è rotta e la lama è stata trovata infilazata nella gamba.

E parte di una sega, che che potrebbe essere stata utilizzata per fare a pezzi il corpo dopo l’omicidio, è stata sequestrata dalla polizia in uno dei cassonetti dove sono stati ritrovati i resti di Nicoletta Diotallevi.

“Ho trovato un uomo molto provato”, spiega l’avvocato Gaetano Scalise, difensore di Maurizio Diotallevi. Il legale ha incontrato

oggi nel carcere di Regina Coeli il suo cliente, un incontro che ha subito evidenziato – riferisce il legale – un dato: “I fatti sono maturati nell’ambito familiare dove lui ha subito molte vessazioni negli anni. Escluderei i motivi economici come movente. Era un disagio che durava da molto tempo”. L’avvocato Scalise smentisce anche un altro elemento evidenziato da alcuni organi di informazione: “Il mio cliente non ha comprato seghetti o altri arnesi vari”.

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