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4 mag

Valle del Sacco, il Tar chiede una perizia sulla discarica a Colle Fagiolara

Nella Valle del Sacco, una tra le zone più inquinate d’Italia, stretta tra le province di Roma e Frosinone, è possibile costruire pure un impianto di trattamento rifiuti? Secondo le associazioni che da tempo si battono per la tutela del territorio e della salute dei cittadini, alla luce anche di una serie di studi in cui è stata evidenziata la particolare incidenza di alcuni tumori in quell’area e dell’inquinamento delle falde acquifere, la risposta è negativa e hanno fatto ricorso contro il via libera dato dalla Regione Lazio al TMB nei pressi della discarica di Colle Fagiolara, a Colleferro. Dubbi che ora sono venuti anche ai giudici del Tar del Lazio, che hanno affidato una perizia all’Università La Sapienza di Roma.

La discarica di Colle Fagiolara è quella dove stanno finendo la maggior parte degli scarti, ovvero dei rifiuti che non si possono trasformare in combustibile, prodotti dagli impianti di trattamento biologico dei rifiuti del Lazio meridionale. Nelle vicinanze del sito, già oggetto di indagini per le proroghe concesse dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e sulla gestione come centro di trasferimento dei rifiuti, è stato previsto un altro impianto TMB. L’ok a tale struttura è stato dato dalla Regione il 5 maggio 2014 e il provvedimento è stato impugnato dall’associazione Rete per la tutela della Valle del Sacco e dal Comitato residenti di Colleferro, facendo ricorso contro la stessa Regione e contro la Lazio Ambiente spa, società regionale, nata sulle ceneri del Consorzio Gaia, che gestisce la discarica.

Le argomentazioni delle associazioni e del Comune di Colleferro da una parte e della Regione e della sua società dall’altra, contro e pro l’impianto di trattamento dei rifiuti, sono opposte. Il Tar del Lazio, con ordinanza, ha così disposto uno studio, affidandolo direttamente al rettore dell’Università La Sapienza, che si potrà avvalere dei suoi professori.

Gli esperti dovranno stabilire se il previsto TMB rappresenta un semplice ampliamento della discarica di Colle Fagiolara o se è una struttura con una propria autonomia, se l’eventuale surplus di scarti prodotti andrà fuori da Colle Fagiolara, se i terreni su cui è previsto l’impianto si possono considerare un paesaggio agrario di valore, se sono vincolati, e soprattutto se le falde acquifere eventualmente sottostanti sono inquinate, avendo tra l’altro riscontrato due anni fa l’Arpa inquinamento da metalli e sostanze clorurate, e se i rilievi epidemiologici hanno evidenziato un aumento delle malattie eventualmente legate all’inquinamento da rifiuti. I giudici hanno

chiesto infine se la vicina Selva di Paliano può essere effettivamente inquadrata come monumento naturale, vagliando l’opportunità di costruire un TMB anche su tale aspetto.

Un’indagine da concludere, salvo richieste eventuali di proroghe, in 30 giorni. L’ennesima battaglia a tutela di un vasto territorio tra Roma e Frosinone che da oltre un secolo è vittima di veleni, con serie ripercussioni sull’ambiente e sui cittadini.

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