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2 mag

Via Caselli, sgomberato il capostipite dei gitani. La sua casa abusiva da 60 anni

Di fronte al cimitero acattolico, dietro la Piramide Cestia. Due furgoni del Reparto Mobile di scorta alla polizia municipale per liberare la casetta di Antonio Bevilacqua, alle spalle della caserma dei Vigili del Fuoco. Nei giorni scorsi stessa sorte era toccata alla pittrice e scultrice Silvana De Stefano

di ALBERTO CUSTODERO

Via Caselli, sgomberato il capostipite dei gitani. La sua casa abusiva da 60 anniAntonio Bevilacqua, a destra, col figlio, durante lo sgombero

Alba di sgomberi al Testaccio. In via Caselli, di fronte al cimitero acattolico, dietro la Piramide Cestia, sono arrivati due furgoni del Reparto Mobile, di scorta agli uomini della polizia municipale di Roma Capitale, per lo sgombero forzoso di Antonio Bevilacqua, capostipite di una piccola comunità di gitani napoletani. La sua casetta sorge là, alle spalle della caserma dei Vigili del Fuoco, abusiva da una sessantina d’anni.

Il suo caso è al centro di un pasticcio burocratico dove tutte le parti, in qualche modo, hanno un po’ di torto e un po’ di ragione. Di certo c’è che la casa è totalmente abusiva, e questo è un torto a carico del gitano. Ma un’altra cosa certa è che in quel manufatto abusivo la famiglia di Antonio Bevilacqua (ci sono mati i suoi figli e nipoti), ci abita da più di mezzo secolo. Sotto l’occhio (distratto) del Comune. E questo è il po’ di torto a carico dell’amministrazione che, nel 2000, aveva addirittura rilasciato una regolare “sanatoria” per i lavori di ristrutturazione eseguiti sull’edificio abusivo. Sanatoria revocata successivamente.

Ma sono dovute intervenire due procure (presso la Corte dei conti e presso il Ttribunale), per porre fine a questa storia. La Corte dei conti ipotizza una responsabilità a carico dei funzionari comunali del Dipartimento case per i mancati incassi di alcuni miloni di euro delle indennità di occupazione, la procura della Repubblica procede invece per il reato di abusivismo

edilizio. Fatto sta che, dopo sessnt’anni di insediamento abusivo tollerato dal Comune, questa mattina i vigili della sezione Primo Gruppo Centro Storico si sono presentati invitando Bevilacqua e la moglie ad andarsene.

Quando alcuni mesi fa gli agenti si sono presentati a casa per notificargli gli ordini di sgobero, Bevilacqua si era difeso sostenendo che “anche i vigili del fuoco sono abusivi”. La polizia municipale aveva facilmente accertato che effetivamente parte del fabbricato della caserma dei pompieri non era in regola col catasto. Ma per i vigili del fuoco che fanno parte del ministero dell’Interno non è stato difficile mettersi in regola. Per Antonio Bevilacqua le cose sono andate diversamente. “Mi hanno invitato a recarmi un albergo – raccontava sconsolato stamattina – mia moglie no sta bene. Spero ora che gli assistenti sociali mi assegnino una casa”.

Gli sgomberi in via Caselli sono iniziati un paio di mesi fa. All’inizio del viottolo, proprio di fronte all’ingresso del cimitero acattolico, sorge un nucleo di casette e capannoni ‘occupati’ abusivamente da anni da numerosi artisti, pittori, scultori (c’è ancora il museo di Vettor PIsani), poeti. Anche per loro vale l’ordine di sgombero.

La prima ad averne fatto le spese è stata la pittrice scultrice Silvana De Stefano, alla quale il Comune contesta circa 200 mila euro di indennità di occupazione. L’artista è diventata famosa a Roma per in particolare per l’installazione ‘colonna sospesa’ che molti anni fa fu esibita nei pressi di piazza Poli, a ridosso della Fontana di Trevi. Ebbene, quella gigantesca scultura del peso complessivo di circa 1.700 chilogrammi era conservata in un giardinetto accanto al capannone abusivo in via Caselli. L’artista, che aveva chiesto l’intervento dell’amministrazione comunale per evitare lo sgombero, aveva ottenuto 15 giorni di tempo per potersi organizzare. E alla fine, ha abbandonato l’edificio, portandosi via con l’aiuto di un camion, la ‘colonna sospesa’.

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