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24 ott

Viaggio a Passo Corese, nel cuore di Amazon dove “il robot lavora e l’uomo pensa”

Non più l’uomo che va allo scaffale ma lo scaffale che va all’uomo. Nel tempio Amazon di Passo Corese, ultima base operativa del colosso di Seattle dalla quale vengono lanciati i pacchi nella stratosfera del Centro e Sud Italia, la tecnologia è stata piegata al servizio della filosofia ribaltando quel paradigma della logistica che aveva resistito dai tempi di Alessandro Magno.

Sul mezzanino di FCO1 (il nome in codice del centro di distribuzione aperto a 30 chilometri da Roma) i lavoratori aspettano immobili che i robotics, pedanine interamente automatizzate, sollevino scaffali da 340 chili per condurli fino alle loro sapienti mani, incaricate di iniziare il lavoro di stoccaggio oppure il ritiro della merce per inviarla all’impacchettamento finale.

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È questo il cuore del centro di distribuzione di Passo Corese, inaugurato 36 giorni fa con la spedizione a Firenze di una fotocamera a stampa istantanea, 65.000 metri quadrati di avanguardia tecnologica che rappresentano l’ultima generazione dei magazzini Amazon nel mondo.

“La modernità di questo sito – commenta Tareq Rajjal, general manager di Passo Corese – è data da tantissimi elementi. Non solo la robotica, ma anche l’utilizzo di materiali speciali per ridurre le dispersioni di calore, il ricorso all’energia solare, così come il trattamento del personale che partecipa direttamente alle decisioni dell’azienda presentando in ogni momento idee nuove. Questo non è un magazzino ma una fabbrica che organizza la sua attività sul benessere e il coinvolgimento del lavoratore”.

Al centro di questa fabbrica, i 400 dipendenti (destinati a diventare 1.200 entro i prossimi tre anni) sembrano non esistere. Si cammina seguendo tracciati indicati da strisce colorate mentre sopra la testa migliaia di pacchi viaggiano alla velocità di 9 km/h lungo 20 chilometri di nastri trasportatori. Il loro percorso è segnato: i camion scaricano i pacchi grezzi nel cosiddetto “inbound”, dove sono sottoposti al controllo qualità degli addetti prima di essere immagazzinati; a questo punto vengono trasportati al piano superiore ed è qui che, protetti da una griglia d’acciaio, i “robottini” (come vengono chiamati i robotics dentro FCO1) sfrecciano senza mai scontrarsi trasportando gli scaffali al personale che stocca i pacchi destinati a rimanere nel sito e avvia il viaggio all’esterno di quelli già ordinati. La terza fase è quella della “vestizione”: il pacco riprende la via dei nastri, torna al pianterreno e si ferma alle postazioni di lavoro degli addetti specializzati che lo infilano nella busta di cartone griffata Amazon prima di accompagnarlo all’ultimo miglio dove le macchine appongono la targhetta di destinazione, proteggendo la privacy di chi fa fatto l’ordine.

Un meccanismo perfettamente oliato, che funziona 24 ore su 24 (sono tre i turni che coprono il giorno e la notte), 7 giorni su 7, domeniche comprese quando il turno è ridotto. Per metterlo a punto, l’azienda che controlla il più grande sito di e-commerce al mondo ha investito 150 milioni di euro e Jeff Bezos, fondatore di Amazon e secondo uomo più ricco del pianeta, ha fatto visita a luglio alla struttura per verificare di persona l’andamento dei lavori. Oltre allo stabilimento aperto a pochi chilometri da Roma, Amazon è presente in Italia con altri due centri distributivi: Vercelli e Castel San Giovanni, vicino Piacenza, che serve principalmente il Nord e dove nei periodi di picco vengono movimentati oltre un milione di pacchi al giorno. Per l’azienda numero uno di vendite online quella italiana è una corsa iniziata nel 2010, anno di nascita di Amazon.it e punto di partenza per un piano di investimenti che dal 2011 a oggi ha raggiunto gli 800 milioni di euro con 3.000 assunzioni. “Il nostro obiettivo – ammette Tareq

Rajjal – è fare in modo che Amazon diventi il posto dove è possibile trovare qualsiasi cosa”.

Una previsione che sembra già realtà in questo tempio del consumismo piantato nella campagna reatina dove quello che scorre sotto gli occhi supera di gran lunga l’immaginazione: puzzle, scarpe, telecamere, bretelle, libri, abiti, zaini, ognuno con il proprio codice a barre e il proprio viaggio da compiere, vicino o lontano ma sempre a portata di clic.

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