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24 mag

Vigili Roma, da Raggi i superpoteri allo “sceriffo” Di Maggio

Avrebbe voluto cambiare tutto, la sindaca Virginia Raggi. Rivoluzionare ancora una volta, a sei mesi dalla nomina del nuovo vertice della polizia municipale, la catena di comando in Piazza della Consolazione.

Per nulla soddisfatta del lavoro del capo Diego Porta – il dirigente promosso a suo tempo dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, poi dai grillini confermato su input dell’ex responsabile del Personale Raffaele Marra – l’inquilina del Campidoglio s’era decisa per un colpo di mano. Specie dopo la pessima gestione del caso Niang Maguette, l’ambulante senegalese morto per infarto in seguito a un blitz dei vigili urbani. Ma delusa soprattutto per gli scarsi risultati ottenuti dagli agenti della municipale sia sul contrasto al commercio abusivo, sia sul mancato controllo dei campi rom.

Una mossa che tuttavia – le hanno fatto notare i fedelissimi a palazzo Senatorio – avrebbe rischiato di scatenare una nuova bufera all’interno di un Corpo già parecchio in sofferenza, oltre che certificare l’ennesimo errore della sindaca nella scelta dei ruoli strategici in seno all’amministrazione. E così, alla fine, si è arrivati a una soluzione di compromesso: Porta resterà, ma verrà commissariato. Da chi? Dal suo vice, Antonio Di Maggio, cui viene riconosciuta una “qualifica” inedita e neppure codificata.

Non solo. Anche per evitare che appaia un demansionamento mascherato, a firmare la Determina dirigenziale che nei fatti lo scavalca è stato il medesimo comandante. Che ha dovuto ingoiare il provvedimento senza fiatare.

Allo “sceriffo” dei caschi bianchi, come da tempo è stato ribattezzato Di Maggio, il vigile con la pistola amante delle maniere forti, Porta ha infatti affidato le “attività di coordinamento operativo su obiettivi multidisciplinari di particolare complessità indicati dall’amministrazione”. Un arzigogolo

in perfetto burocatese che tradotto in pratica significa che, d’ora in avanti, sarà lui il braccio armato di Virginia Raggi, l’uomo cui spetterà sovrintendere a tutti gli interventi sulle emergenze, il punto di riferimento del Campidoglio per qualunque operazione di rilievo. Se a Roma succede qualcosa, toccherà a lui scendere in campo. A Porta resteranno i galloni, ma non lo scettro del comando. Che ora passa, anche se non formalmente, nelle mani di Di Maggio.

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